mercoledì, 06 settembre 2006, ore 17:43

Ebbene si, lo sborone sul 749R nella foto qui a fianco sono io!

Hi hi hi, dopo solo tre mesi sono già in copertina!

Andate in edicola a comprare la rivista, eretici! Ci sono un sacco di servizi interessanti questo mese!


--------- EDIT --------

Il 749R è quello ROSSO. Io son quello ROSSO!

Hi hi hi











CapitanFede
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categoria : tester

martedì, 01 agosto 2006, ore 15:49

Ma in che tempi viviamo? Non c'è più rispetto per niente e per nessuno. Ah, questi giovini d'oggi... non si vedono più gli scout che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada, o il rispetto per l'autorità dei più vecchi, o il rispetto della storia e delle usanze. Anche Newton... faccio un esempio... il povero Isacco, che si è seduto sotto a un melo per prendere un po' fiato è s'è ritrovato con un pomo in testa. Lui grazie a quel pomo ha scoperto la "forza di gravità". Si si, quella forza magnetica per la quale gli oggetti vengono inevitabilmente attratti verso il suolo. Inevitabilmente.. si fa per dire. V'è gente, al giorno d'oggi, che se ne sbatte altamente di codesta "attrazione gravitazionale".
Del tutto irrispettosi del bernoccolo di Newton, questi decidono di andare in una specie di cava, prendere la parete più verticale che vi ci trovano e arrampicarcisi con una moto!
Ora, ditemi voi... sarà mai normale andare ad arrampicarsi su una cosa del genere????



Eh si... no, non qui in primo piano... loro salgono làggiù in fondo, sotto a quell'alberello sparuto. Una salitona con il 90% di pendenza, condita da un paio di salti così, tanto per destabilizzare l'assetto della moto, e un muro - letteralmente un muro - di 5 metri da saltare.
Beh, dico solo una cosa: io mi son cagato in mano anche solo a vederlo.

X-Treme Lumezzane: cronache di una serata di enduro-delirio.

La pista.
Ora, secondo me non sono mica tutti in squadra questi qui. Vanno con le moto su strade che strade non sono: fango, ghiaia, pietre, greti di fiume, salite, discese, curve a gomito... non c'è mai un metro uguale all'altro. E tutto rigorosamente disconnesso. Quando c'è del piatto, s'inventano le difficoltà e si mettono ad impennare, derapare, fare stoppies, saltare... insomma, si divertono come deficienti.

Le salite.
La parte più bella di una gara di enduro è quando, invece, nel bel mezzo di una cazzo di salita si pianta la moto. E' li che vedi la vera passione enduristica: decine di persone che in settimana fanno gli operai, gli impiegati, gli avvocati, i commercialisti, i notai.. che gettano una fune, agganciano il povero pilotino e si fanno infangare fino in gola per trainarlo in cima al colmo. Perchè? Perchè l'è divertente! E soprattutto, perchè sperano che così facendo si possano aprire un bonus per la domenica successiva, quando saranno loro i piloti in panne a metà salita.

Le discese.
Nell'enduro, non ci son discese. Ci son PRECIPIZI. Da 1000 mt fino a livello del mare in un lampo. Par di vedere un Mustang della Seconda Guerra Mondiale che precipita. Fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii... Anzi no.... Brrraaaaaaaaa brraaaaaaa brraaaaaaaaa... perchè questi pazzi furiosi non solo si buttano a capicollo, ma ACCELERANO pure, in discesa!

L'avviamento.
Dettaglio tecnico: le moto da enduro l'avviamento elettrico non ce l'hanno. E non hanno nemmeno i motorini d'avviamento come i pilotoni del MotoGP. Le moto di enduro hanno la pedivella. La pedivella non è altro che la croce della Via Crucis. E' l'unica parte della moto che la può riaccendere in caso di "ciuf" del motore, nonchè l'unica parte della moto che in caso di "ciuf" del motore.. NON FUNZIONA. Misteri della meccanica. Percui il pilota che fa? Scalcia. Come un mulo. Lì in mezzo alla polvere - o in mezzo al fango, dipende dal livello di bastardaggine del meteo - con casco, pettorina, guanti e stivaloni si deve mettere a scalciare sulla pedivella finchè il motore non riparte. E non ci son santi, il motore non riparte MAI al primo tentativo.

I salti.
Ci sono i comuni mortali: sbucano su dalla conca, attaccano la salita, fanno il salto - che è anch'esso in salita -, atterrano, fanno l'altro salto - che è anche questo in salita, un po' più in alto del salto di prima -, atterrano, finiscono la salita, girano... tutto normale.
Poi ci sono i missili. I missili non arrivano: PIOMBANO. Saltano su dalla conca, spalancano il gas, aggrediscono il primo salto, rimangono in volo, rimangono in volo, rimangono in volo, staccano le gambe dalle pedane, rimangono in volo, staccano le mani, rimangono in volo, fanno una balalaika, rimangono in volo, atterrano... e devono già far la curva perchè son lunghi!!

La compagnia.
Gli enduristi son tutti amici. Fanno caciara, fanno casino, si aiutano, si tirano, si spingono. Mangiare lo stesso fango è un po' come condividere la Comunione in chiesa la domenica: siamo tutti fratelli.

La scimmia.
Maledizione, adesso mi è venuta la smania di rotolarmi nella polvere anche a me. Dovrò andare a provarlo, questo enduro.

PS: dovrei scrivere qualcosa sulle implicazioni sentimental/personali che mi hanno "turbato" il sabato sera ma... ne sono troppo geloso. Ho trovato due persone splendide, che mi hanno aperto il loro cuore e la loro casa, pur senza conoscermi. Grazie Isa, grazie Ame. Anzi, grazie fes!



CapitanFede

mercoledì, 26 luglio 2006, ore 00:23

...alle volte proprio non capisco.



13 anni che vado in moto.

Poco meno di 120.000 km all'attivo.

Su 5 mezzi a due ruote diversi.



E vado a sdraiarmi come un novellino alle prime armi: chiudendo il gas a metà curva...



Meno male che ho appena montato i paravacche.

Meno male che non mi son fatto niente.

Meno male che... cazzo, ma non si smette mai di essere babbei?
CapitanFede

venerdì, 30 giugno 2006, ore 15:27

Ho molti ricordi del mio primo anno a Milano. Era il 1998, io avevo 20 anni e la metropoli era una sorta di dragone che mi ero intestardito di dover ridurre al mio piacere. Non mi sono subito adattato a questa città. Anzi, ho fatto molta fatica. Per molto tempo ho fatto su e giù da Trento tutti i week end e non potevo fare a meno di mettere ogni istante la realtà a confronto con i miei sogni e le mie illusioni di provincialotto emigrante.

Uno dei ricordi più vividi nella mia mente è di una mattina piovosa. Una giornata di pioggia come tante altre nell'autunno milanese. Ero in piazzale Lodi, aspettando la famigerata linea 90. Inveivo contro i goccioloni d'acqua che colavano dappertutto, contro l'ombrello che non ombrellava, contro le macchine che schizzavano.. inveivo contro tutto. Finchè non è arrivato al semaforo un tizio in moto. Era un Suzuki Gsx-r 1000. Lui aveva la tuta di pelle e il casco con la visiera oscurata.
- Ma pensa te sto sfigato, con sta pioggia va in giro tutto bardato.
Lui sta sicuramente peggio di me.
Poi ho guardato meglio la tuta e sul braccio aveva una patch con scritto "MOTOCICLISMO".
- Pensa te questo: io mi alzo la mattina per farmi il popò sui libri mentre lui si alza la mattina per prendere soldi per andare in moto.

Fede, cosa vuoi fare da grande?
Voglio fare quello che porta in giro le patch di una rivista di moto.




Qualche anno è passato, la laurea non l'ho ancora presa e lavoro felicemente in agenzia. Ma non ho mai smesso di credere nel mio sogno.

Si sa, sono cocciuto. Ma il risultato... beh, il risultato è qui sotto.
La copertina di Super Moto Tecnica che c'è qui a fianco nasconde il mio primo pezzo. E' tutto in regola: il titolo, la firma, le foto. Tutto. E strano ma vero, tutto l'articolo è scritto di mio pugno, very authentic original. Anche le analisi teniche! Non male per uno che di tecnica e motoristica ne capisce veramente poco. Anzi, dovrei dire ne "capiva" veramente poco, dato che a forza di notti insonni sui numeri arretrati potrebbero darmi la laurea in ingegneria honoris causa.

Bando alle ciance. L'articolo parla della nuova BMW F800S, che sono andato a provare un po' in città un po' in misto estraurbano. Il mezzo è davvero valido, una "killer application" tanto per i neofiti quanto per i motociclisti più esperti che non vogliono andare su un mezzo estremo. Il motore è davvero eccezionale, morbido in basso e sufficientemente cattivo in alto. Durante la prova mi sono preso qualche bella soddisfazione.

Sui prossimi numeri ci sarà forse occasione di leggere di nuovo mie parole, ma per ora già questo è un gran risultato, la realizzazione di un sogno.

Non c'è che dire, fare il portatore di patch è parecchio divertente.

E' in edicola. Costa un po' caro, ma i contenuti - a parte il mio articolo - sono di livello assoluto.

PS: e poi, diciamocelo. Sono proprio fotogenico!





PS: grazie Lollo.


CapitanFede
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venerdì, 30 giugno 2006, ore 11:39

... secondo me è un missile terra-terra!




CapitanFede
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venerdì, 30 giugno 2006, ore 11:18



Insomma, non è questione che sono uno che va forte....

E' che se non vado forte, come faccio a non far cadere una moto così piegata?
CapitanFede
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venerdì, 23 giugno 2006, ore 14:45

Dal vivo incute un certo timore, oltre a sprigionare un incredibile fascino. L’impressione è quella di una che anche se le do del lei, ci mette veramente molto poco a scaraventarmi a terra. E’ una bella donna, consapevole del suo fascino e totalmente padrona della situazione. Non c’è modo di dominarla. Posso solo tentare di assecondarla.
Ed è ancora spenta.
Mi farò male, con questa cosa qui.

Mi avvicino, e la prima sensazione è: minchia che alta! Poi ci salgo, e capisco che quella sensazione era del tutto riduttiva. In realtà è molto più che alta. E’ un grattacielo a motore. Cadere da così in alto non dev’essere una bella esperienza. Per toccare terra devo sporgere tutto il culo dalla sella e togliere il cavalletto è tutt’altro che impresa facile.
Mi farò molto male, con questa cosa qui.

Giro la chiave e tutto s’accende. E’ un brillare unico di tachimetro, spie e computer di bordo.Par di essere a Las Vegas. Mi chiedo dove sia il contagiri, ma la risposta è perentoria: non serve. Devo solo dare gas a due mani e cambiare marcia quando sento che borbotta, perché vuol dire che sono in fuori giri. Studiando a fondo il cruscotto e i comandi noto un piccolo adesivo sulla piastra del manubrio che dice: “Non superare i 160 km/h”. Mh, bene, vuol dire che sto grattacielo a motore può andare anche più forte.
Mi farò malissimo, con questa cosa qui.

Faccio un respiro profondo. L’afa mi ammazza. Tiro la frizione. Tiro il freno anteriore. Schiaccio il tasto dell’avviamento. I due pistoni boxer sbattono la moto a destra e sinistra come un vecchio Guzzi. Mi spaventa. Mollo il tasto e tutto tace. Mi ri-sistemo sulla sella, per quanto possibile. Trovo una posizione sufficientemente sicura per non rischiare di farla cadere all’avvio successivo. Pianto il piede per terra. Ri-tiro le leve. Ri-schiaccio il tasto dell’avviamento. Resisto al balletto dei pistoni. E parte. E’ in moto. Le vibrazioni si stabilizzano. Posso rimettere un pezzo di culo sulla sella. Sono in un equilibrio sufficientemente stabile per dar ascolto alle sensazioni.
Il motore romba, ringhia, borbotta, scalpita. E’ come un purosangue dietro al canape del Palio di Siena. Sfioro l’acceleratore e in un battito di ciglia l’ago del contagiri schizza in altro. Lo scarico urla. Le manopole diventano le corna di un toro da domare nell’arena.
Tiro la frizione. Ingrano la prima. Clonk. Abbasso la visiera. Clack. Escludo dalle funzioni encefaliche le aree superflue per questi momenti. Tipo la coscienza. O lo spirito di sopravvivenza. Rilascio la frizione. Parto. Che leggero questo sterzo. Sono su una ruota. Merda, di già?
Morirò, con questa cosa qui.

“Le gomme son calde, ma entra piano. Prendi confidenza col mezzo. Stacca duro ma tieni marce alte, sbattila giù di forza in ingresso e falla scorrere in percorrenza. Quando vedi l’uscita, raddrizza e apri. Piano. Che altrimenti te la metti per cappello”. Ok. Ci sono. Ho tutto chiaro in mente.
Sto per morire, con questa cosa qui.

Corsia box. Non arriva nessuno. Immetto sul rettilineo. “Prendi confidenza col mezzo”. Sgrano la seconda. Sgrano la terza. Finalmente riappoggio l’anteriore. Posso prendere confidenza con il mezzo. Vedo la variante. Impunto la quinta. Leggo 180. Era meglio non leggere. Scalo in quarta per la sinistra di immissione. Freno. Forte. Raddrizzo. Butto la terza. Il posteriore fa il maleducato, scoda. Punto la pedana destra. Lei scende. A destra. No, non scende. Precipita. Percorro. Colpo di gas per tirarla su e risbatterla giù nella sinistra di uscita. Tocco il cordolo. Non se ne accorge. Apro. Spinge. Parecchio. 50 metri. Tornante a sinistra. Lungo. Con a metà un richiamo a destra, prima degli ultimi 90° a sinistra in uscita. Freno. Col coltello tra i denti. Scalo seconda. Scoppi dallo scarico. Scoda. Colpo di gas. Si scompone. “Tieni marce alte”. Rimetto la terza. Sono lungo. Sono troppo lungo. Sono nel prato. Non ce la farò mai ad inserirla. “Sbattila giù di forza in ingresso”. Merda. Merda. Merda. Sono morto. Ormai è solo una formalità. Punto la pedana sinistra. Sposto il peso sull’interno. Lei precipita di nuovo. Da sola. E’ inserita! Appoggio il piede interno sul catrame. La suola striscia. Ho il ginocchio allo sterno. “Falla scorrere in percorrenza”. Pelo il gas. La pedana tocca. CRRR. Il ginocchio è alla gola. Anche il cuore. Punto la destra di richiamo. Tiro un po’ su. Passo sul cordolo. Salta. Scalcia. Inserisco nella sinistra di chiusura. Peso sul culo. Piede interno che striscia l’asfalto. Il ginocchio è sopra alla mano interna. Striscia la pedana. Striscia il cilindro. “Quando vedi l’uscita…”. Vedo l’uscita. In piega. A metà curva. 50° di inclinazione o giù di li. Comunque MOLTO giù. “…raddrizza e apri”. Apro. Ma non raddrizzo…

E lei.. lei se ne sbatte altamente di essere con le orecchie per terra e mi alza l’anteriore puntandolo verso il cielo.
Non sono morto.
Non sono mai stato così vivo.



CapitanFede
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