giovedì, 23 novembre 2006, ore 08:55

Sono tanti. Davvero tanti. Eppure.....

La descrizione di un attimo
le convinzioni che cambiano
e crolla la fortezza del mio debole per te
anche se non sei più sola perché sola non sai stare
e credi che dividersi la vita sia normale
ma la mia memoria scivola
mi ricordo limpida la trasmissione dei pensieri
la sensazione che in un attimo
qualunque cosa pensassimo poteva succedere.
E poi cos'è successo
aspettami oppure dimenticami
ci rivediamo adesso
dopo quasi cinque anni
e come sempre sei la descrizione di un attimo per me
e come sempre sei un'emozione fortissima
e come sempre sei bellissima.



(Da "La descrizione di un attimo" - Tiromancino - 2000)


CapitanFede
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categoria : sophie

martedì, 31 ottobre 2006, ore 11:25

Guardiamo in faccia la realtà: nonostante tutti gli oroscopi si ostinino a dire che per i Gemelli sia un periodo fantastico, questi giorni proprio fantastici NON lo sono. O meglio, lo potrebbero essere se escludessi una nuova crisi di cefalea - dopo più di un mese –, un’influenza che non ne vuole sapere ne’ di esplodere ne’ di passare, un clima in ufficio che definire “teso” è come dare del “moderato” a Benito Mussolini, un conto in banca che non è mai stato così rosso... Come dire: a parte tutto, tutto bene. Se fosse vero il detto popolare secondo cui dalla vita si ha in funzione di quanto si da, io devo esser stato proprio un grande stronzo nei miei primi vent’anni di vita. E sì che non mi pareva...

Nonostante io ne abbia già viste tante, ogni volta non posso evitare di stupirmi quando mi trovo di fronte all’egoismo di certe donne. Anzi, la definizione migliore è forse opportunismo. Non voglio entrare in faide “uomini-donne”, perché tanto si sa che la donna è migliore e l’uomo è solo un essere inferiore (altrimenti non si spiegherebbe perché il mondo è governato da uomini ma controllato da donne). Certo che trovo meschino e vile questo modo di fare recentemente diffuso di succhiare fino al midollo le risorse altrui per poi gettare l’osso ormai insipido sul ciglio di una strada. E’ come se vi fosse un sottile piacere sadico nel tenermi sul filo del rasoio, per poi con la stessa lama sfregiarmi il volto al primo tentativo di spingersi oltre. E’ forse vera libertà, quella di un cane alla catena “libero” di agire come vuole all’interno di spazi circoscritti da ALTRI? E’ forse vero sentimento quello che ti fa stare con qualcuno solo perché sola non sai stare?

Vorrei davvero sapere cosa passa per la testa di una donna quando passa minuti, ore, serate, giorni a cercare legame, rapporto, contatto. Quando – da motociclista – ti chiede di uscire si, “ma in moto”. Quando al cinema invece che guardare il film ti pianta per uno due dieci cento interminabili minuti quei magnifici occhioni verdi addosso, come se volesse succhiarti ogni istante di vita futura. Ma più di questo vorrei sapere come tutti questi pensieri a me ignoti possano tramutarsi istantaneamente in atteggiamenti di stupore, gelo e scandalo quando per la prima volta sono io a cercare il contatto fisico. Come a dire che quando fa comodo a te tutto va bene, quando fa piacere a me tutto è fuori luogo. Comincio a pensare di essere io, quello fuori luogo. O forse, fuori dal MONDO.

Mi consola, almeno in parte, la legale depenalizzazione del reato di abuso sessuale se contestualizzato nella prospettiva orizzontale del letto. No, non mi sono fatto di funghi allucinogeni. Pare proprio che la “Sexsomnia” - così i ricercatori hanno chiamato questa curiosa variante del sonnabulismo -  sia una specie di manna per coloro che alla mattina si vogliono sbarazzare in fretta della fisicità e del ricordo di un’ospite non gradito frutto di qualche cuba libre di troppo. “Scusa cara, può essere che io e te stanotte abbiamo fatto sesso, ma io non ero io. Ero il mio alter ego addormentato. Sai, soffro di Sexsomnia!”. Ah, dieci secondi netti per frantumare un cuore e togliersi il peso. Che paradiso!
Per non parlare dell’ancor più utile (ab)uso in caso di violenza: “Vede, signor giudice, può essere che io abbia abusato di lei, ma in realtà non ero io, era il mio alter ego addormentato. Lei si è trovata al posto sbagliato nel momento in cui sono caduto addormentato e la Sexsomnia ha fatto il resto”. Dibattimento sospeso, assolto per incapacità di intendere e di volere, caso chiuso. Ci sta che magari ci si senta pure chiedere scusa per aver dubitato della propria onestà morale.
CapitanFede

martedì, 01 agosto 2006, ore 17:06

Sono stufo, davvero stufo, di dover affrontare sempre le stesse discussioni, sempre con le solite due o tre persone, sempre sui soliti argomenti, sempre con gli stessi esiti. Sono routine collaudate e stra collaudate, dalle quali non si trova via d'uscita. E' inutile, come diceva mia nonna "no se 'n cava sangue da le rave"*.

Vi sono persone che albergano nella mia memoria come stelle brillanti, eppure non fanno altro che gettare tempesta ed inquietudine.
Ed io, per una volta, vorrei esser bravo come quest'omino qui. Che se ne sta in piedi, incurante, ai bordi del frastuono. Chè, se proprio non c'è verso di trovare un punto di equilibrio, almeno mi si lasci in pace.



* Non si può estrarre sangue dalle rape.
CapitanFede

mercoledì, 26 luglio 2006, ore 00:30

Se fossi un bravo fidanzato ora non sarei seduto su quest'aiola dell'area di servizio, ma sul gradino del portone di casa tua. Per lasciarti un bacio, rubato a una notte di viaggio con l'asfalto rovente e il traffico delirante. Un bacio tanto caldo da lasciare i brividi.


Peccato essere solo bravo.
CapitanFede

giovedì, 06 luglio 2006, ore 16:02

Stanotte ti ho sognata.
No, era stamattina.
Ed ero sveglio.



(C'è qualcuno che ne capisce il senso sotteso?)
CapitanFede
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categoria : sophie

domenica, 02 luglio 2006, ore 22:03

usami
straziami
strappami l’anima
fai di me
quel che vuoi
tanto non cambia
l’idea che ormai
ho di te
verde coniglio
dalle mille
facce buffe

e dimmi ancora
quanto pesa
la tua maschera
di cera
tanto poi
tu lo sai
si scioglierà
come fosse neve al sol
mentre tutto scorre


Negramaro - "Mentre tutto scorre"
CapitanFede
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lunedì, 12 giugno 2006, ore 00:00

Se fosse un fiore, Sophie sarebbe una calla. Con lo stelo alto e slanciato, i petali bianchi come la sua pelle, i pistilli gialli come i suoi capelli.
Ci siamo conosciuti per caso, Sophie ed io. Era un bel lunedì di autunno, al sesto piano di un edificio moderno. Ricordo ancora la luce che riflettevano i suoi occhi, illuminati dal sole che filtrava dalla grande vetrata alle nostre spalle.  Non èstato un colpo di fulmine, con Sophie. Ci ha messo almeo 24 ore per conquistarmi. Ma poi, non mi ha più perso.
Di quel pranzo ricordo il sorriso, così luminoso e solare. E le mani, la grazia con cui le muoveva e accompagnava i discorsi che mi faceva. Mi ha parlato più con le mani che con le labbra.
Sophie non ha molti peli sulla lingua, sa sempre quello che vuole e va dritta al sodo. Per questo mi ha chiesto di raggiungerla a cena. Da lei. Ho provato a resisterle, ma era già scritto che doveva accadere. Sono uscito dalla palestra che pioveva. Viale Monza è lungo e snervante, ma quando piove è ancora più lungo e più snervante. La tuta da ginnastica in acetato fa in fretta a bagnarsi, e si appiccica alla pelle come carta moschicida. E' fastidiosa.
Ho divorato i quattro piani di scale in un solo sorso. Sono arrivato sull'ultima rampa e mi son reso conto di quanto fossi ridicolo, così bagnato pe rla pioggia e affannato per la corsa. Ho sperato che lei non fosse alla porta ad aspettarmi. Per fortuna il sugo stava friggendo, così lei doveva badarci e mi ha lasciato la porta socchiusa, senza accogliermi. Ho avuto il tempo di ristabilire un battito semi-normale del cuore, prima di entrare. E' durato poco. Ho attraversato la soglia e ha avuto un tonfo. Era solo la calma prima della tempesta. I battiti sono schizzat di nuovo a centoventi. Ma questa volta non era colpa dell'affanno. Era la casa. Erano le candele. Era il profumo di pasta all'amatriciana. Era l'aria. Era lei.
Sono andato a casa sua per una "visita di passaggio". Anche quando ho cominciato ad accarezzare il suo viso, accoccolato sulla mia gamba, ero convinto che sarebbe stato solo un "mordi e fuggi". Illuso. Già alla terza carezza cominciavo a sentire sui polsi il freddo aciaio delle manette che si stringevano. Quando le mie labbra hanno assaggiato le sue, nella mente è risuonato l'eco della doppia mandata del secondino di San Vittore. Definitivamente incastrato.
Col tempo ho imparato a conoscerla, ad amarla, a farla felice. Ma Sophie, Sophie è come l'aria: non la puoi incastrare.

Uno più famoso di me diceva:
E ho guardato dentro casa tua
e ho capito che era una follia
avere pensato che fossi soltanto mia
Sophie è curiosa, dinamica, in continua evoluzione.
Sophie è insicura, instabile, inaffidabile.
Io amo Sophie.

Sophie non esiste.
O almeno, non nel mondo fisico che noi comunemente abitiamo.

Per dirla tutta, non si chiama nemmeno Sophie.

CapitanFede
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