venerdì, 12 gennaio 2007, ore 19:56




CapitanFede

martedì, 28 novembre 2006, ore 23:44

...o 5 rotelline, dipende dai punti di vista.

I fatti
Trovo sul blog dell'amica Rey prima, e dagli amici di Motoblog poi, questa notizia che ha dell'agghiacciante: pare che Dario Bolognesi, Presidente di Assomedia e di Assomoto - Associazione Motociclistica Italiana -  volesse proporre un posto in squadra nella stagione sportiva 2007 in uno dei team che partecipano ai vari campionati italiani ed europei di moto velocità, al quel baldo motociclista che ha realizzato il filmato di cui tanto si parla recentemente. Per dirla in parole povere, un cretino che non pago di fare una bravata ha pensato bene addirittura di filmarla. Della serie: quando rapiniamo la banca, ragazzi, ricordiamoci di lasciare le carte d'identità al cassiere.
Dalla nota di Assomoto pare che l’intento dell’iniziativa sia quello di offrire la possibilità ad un pilota, che ha dimostrato di essere tale nel video, di esprimersi al meglio in pista mettendo a frutto il proprio talento e coraggio, rinunciando definitivamente ad esibirsi su strade aperte al traffico.

La riflessione
Bene, bravo, bis. Come non avessimo già abbastanza pazzi esaltati che in strada si comportano come i Valentino Rossi de' noantri. come se la categoria non sia già abbastanza demonizzata e presa di mira dalle Forze dell'Ordine. Ora ci mancava anche il Robin Hood della Serravalle che desse una legittimazione a certi comportamenti beceri. Anzi, manda pure a dire a tutti quanti "dai raga, andate per strada e filmate le vostre acrobazie, così poi vi faccio correre in un team. Geniale.
(Che poi, voglio dire, sto povero Cristo non ha fatto nulla di più di quanto facciamo noi altri Motociclisti tutti i giorni. Solo che è stato talmente babbo da filmarsi e bullarsi.)

La reazione
Subbissato di lettere, sms e mail di insulti, il prode Bolognesi si è dato da fare e ha fatto uscire in fretta e furia un bel comunicato stampa a rettifica - parziale - delle sue dichiarazioni. O meglio, non ha rettificato proprio una beata fava, ha semplicemente detto che "non abbiamo capito nulla del senso del suo discorso [...] non abbiamo colto la sua ironia".

La deduzione logica
Ora, a parte che in quanto rappresentante di una carica istituzionale (o presunta tale) l'ironia, in casi come questo, la devi lasciar fare a qualcun'altro (tipo lo Zelig, o altre realtà istituzionalmente comiche).
A parte che in quanto rappresentante di una carica istituzionale (o presunta tale) davanti a fatti così palesemente illegali hai l'obbligo morale e formale di prendere una chiara posizione di condanna, se non altro per una questione politica e diplomatica.
A parte questo, caro il mio Dario, non ti viene il sospetto che se in così tanti ti hanno "frainteso" e in così pochi vi siete capiti, è più probabile che non siano i motociclisti gli incapaci (di comprendere) ma che l'incapace (di esprimersi) sia tu? Pura statistica, eh. Mica per altro.
CapitanFede

venerdì, 04 agosto 2006, ore 10:42

Nonostante i miei 100 e passa mila km, nonostante le ore, i giorni, i mesi passati in sella, nonostante le avventure vissute e i posti visitati, ogni volta che vedo immagini come questa non posso fare a meno che sentirmi eternamente principiante...



03 Agosto 2006 - h. 12.35 - Passo dello Stelvio
CapitanFede

martedì, 01 agosto 2006, ore 15:49

Ma in che tempi viviamo? Non c'è più rispetto per niente e per nessuno. Ah, questi giovini d'oggi... non si vedono più gli scout che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada, o il rispetto per l'autorità dei più vecchi, o il rispetto della storia e delle usanze. Anche Newton... faccio un esempio... il povero Isacco, che si è seduto sotto a un melo per prendere un po' fiato è s'è ritrovato con un pomo in testa. Lui grazie a quel pomo ha scoperto la "forza di gravità". Si si, quella forza magnetica per la quale gli oggetti vengono inevitabilmente attratti verso il suolo. Inevitabilmente.. si fa per dire. V'è gente, al giorno d'oggi, che se ne sbatte altamente di codesta "attrazione gravitazionale".
Del tutto irrispettosi del bernoccolo di Newton, questi decidono di andare in una specie di cava, prendere la parete più verticale che vi ci trovano e arrampicarcisi con una moto!
Ora, ditemi voi... sarà mai normale andare ad arrampicarsi su una cosa del genere????



Eh si... no, non qui in primo piano... loro salgono làggiù in fondo, sotto a quell'alberello sparuto. Una salitona con il 90% di pendenza, condita da un paio di salti così, tanto per destabilizzare l'assetto della moto, e un muro - letteralmente un muro - di 5 metri da saltare.
Beh, dico solo una cosa: io mi son cagato in mano anche solo a vederlo.

X-Treme Lumezzane: cronache di una serata di enduro-delirio.

La pista.
Ora, secondo me non sono mica tutti in squadra questi qui. Vanno con le moto su strade che strade non sono: fango, ghiaia, pietre, greti di fiume, salite, discese, curve a gomito... non c'è mai un metro uguale all'altro. E tutto rigorosamente disconnesso. Quando c'è del piatto, s'inventano le difficoltà e si mettono ad impennare, derapare, fare stoppies, saltare... insomma, si divertono come deficienti.

Le salite.
La parte più bella di una gara di enduro è quando, invece, nel bel mezzo di una cazzo di salita si pianta la moto. E' li che vedi la vera passione enduristica: decine di persone che in settimana fanno gli operai, gli impiegati, gli avvocati, i commercialisti, i notai.. che gettano una fune, agganciano il povero pilotino e si fanno infangare fino in gola per trainarlo in cima al colmo. Perchè? Perchè l'è divertente! E soprattutto, perchè sperano che così facendo si possano aprire un bonus per la domenica successiva, quando saranno loro i piloti in panne a metà salita.

Le discese.
Nell'enduro, non ci son discese. Ci son PRECIPIZI. Da 1000 mt fino a livello del mare in un lampo. Par di vedere un Mustang della Seconda Guerra Mondiale che precipita. Fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii... Anzi no.... Brrraaaaaaaaa brraaaaaaa brraaaaaaaaa... perchè questi pazzi furiosi non solo si buttano a capicollo, ma ACCELERANO pure, in discesa!

L'avviamento.
Dettaglio tecnico: le moto da enduro l'avviamento elettrico non ce l'hanno. E non hanno nemmeno i motorini d'avviamento come i pilotoni del MotoGP. Le moto di enduro hanno la pedivella. La pedivella non è altro che la croce della Via Crucis. E' l'unica parte della moto che la può riaccendere in caso di "ciuf" del motore, nonchè l'unica parte della moto che in caso di "ciuf" del motore.. NON FUNZIONA. Misteri della meccanica. Percui il pilota che fa? Scalcia. Come un mulo. Lì in mezzo alla polvere - o in mezzo al fango, dipende dal livello di bastardaggine del meteo - con casco, pettorina, guanti e stivaloni si deve mettere a scalciare sulla pedivella finchè il motore non riparte. E non ci son santi, il motore non riparte MAI al primo tentativo.

I salti.
Ci sono i comuni mortali: sbucano su dalla conca, attaccano la salita, fanno il salto - che è anch'esso in salita -, atterrano, fanno l'altro salto - che è anche questo in salita, un po' più in alto del salto di prima -, atterrano, finiscono la salita, girano... tutto normale.
Poi ci sono i missili. I missili non arrivano: PIOMBANO. Saltano su dalla conca, spalancano il gas, aggrediscono il primo salto, rimangono in volo, rimangono in volo, rimangono in volo, staccano le gambe dalle pedane, rimangono in volo, staccano le mani, rimangono in volo, fanno una balalaika, rimangono in volo, atterrano... e devono già far la curva perchè son lunghi!!

La compagnia.
Gli enduristi son tutti amici. Fanno caciara, fanno casino, si aiutano, si tirano, si spingono. Mangiare lo stesso fango è un po' come condividere la Comunione in chiesa la domenica: siamo tutti fratelli.

La scimmia.
Maledizione, adesso mi è venuta la smania di rotolarmi nella polvere anche a me. Dovrò andare a provarlo, questo enduro.

PS: dovrei scrivere qualcosa sulle implicazioni sentimental/personali che mi hanno "turbato" il sabato sera ma... ne sono troppo geloso. Ho trovato due persone splendide, che mi hanno aperto il loro cuore e la loro casa, pur senza conoscermi. Grazie Isa, grazie Ame. Anzi, grazie fes!



CapitanFede

venerdì, 28 luglio 2006, ore 14:35

CapitanFede

venerdì, 28 luglio 2006, ore 10:11

CapitanFede

mercoledì, 26 luglio 2006, ore 01:43

C'è stato un periodo in cui la vita mi sembrava perfetta. Avevo accanto una Persona che mi ha insegnato per prima che cosa fosse l'amore. Con Lei ho riso, ho pianto, mi son divertito, ho litigato, da Lei ho imparato... con Lei ho VISSUTO.

Con Lei, un giorno, sono partito per un viaggio. Un viaggio nato storto e finito prematuramente ancora peggio.Quel viaggio è stato quello che io considero l'inizio della fine.

Prima che quel viaggio vivesse il suo attimo drammatico, ho avuto modo di conoscere una persona. Lui. Ecco, Lui partecipava a quel viaggio perchè l'inizio della sua fine era già cominciato. Non da molto a dire il vero. Ma abbastanza da sentire il dolore lacerare le membra.

Lui, è un randagio. Proprio come me. Ma anche uno che Il gruppo è la tua vita, perchè un Motociclista non va mai lasciato solo quando il cielo si fa scuro.

Lui è uno con cui ho fatto, poi, migliaia di chilometri. Anzi, è uno di quelli che è sempre seduto sul mio sellino posteriore, ad ogni giro che faccio.

Lui è uno che le Guzzi son le Guzzi, ma è anche uno che Ogni moto è bella al pilota suo.

Lui è uno dal cui piatto ho rubato il cibo, ma è anche uno per il quale mi son privato del mio.

Lui è uno che la birra non la chiede, la urla. E soprattutto, la sa condividere. A un tavolo da due così come a un tavolo da cento. Si brinda guardandosi negli occhi, e si bussa prima di bere. Perchè chi non bussa non guzza!

Lui è uno che ho odiato. Con tutto me stesso. Non tollero alcuni suoi modi di fare. Ma Lui è anche uno di quelli con i quali posso permettermi di non dovermi sforzare di far buon viso a cattivo, perchè ha abbastanza pregi da andare a pari.

Dicono che sia uno stronzo, ma io lo vedo semplicemente sincero.

Dicono che sia un bastardo, ma io lo vedo semplicemente schietto.



Lui è il Generale dal quale mi fare guidare in ogni battaglia.



Lui è uno che mi ha guardato dritto negli occhi e m'ha detto:

Dickino, te sei una testa di cazzo.

E io l'ho guardato dritto negli occhi e gli ho risposto:


Sarà per questo che non ti sopporto, eppure si va così d'accordo.



Buona strada, vecchio stronzo.

CapitanFede

mercoledì, 26 luglio 2006, ore 01:15

- 11.

Il giorno della partenza si avvicina. E i preparativi fervono. Dopo circa un mese di ricerche sono finalmente riuscito a mettere insieme tutti i pezzi necessari per l'allestimento da viaggio. Dopo aver litigato furiosamente con i simpaticissimi corrieri SDA che a dispetto di quello che scrivono sul sito NON sono passati a consegnare i pacchi, sabato pomeriggio mi sono presentato in cortile al cospetto della Poderosa armato di ogni tipo di attrezzo e chiave inglese per montare i seguenti accessori:

- paramani originali Aprilia arrivati direttamente dal Mago del Bicilindrico;

- paracarene originali Aprilia trovati all'ultimo momento per gran botta di culo a Verona (a quanto pare era l'unico kit rimasto in circolazione);

- supporti per le valigie Hepco&Becker;

- valigie Hepco & Becker presi di seconda mano da un allestimento smantellato da un Rally Raid a Roma.

Con il fondamentale aiuto e supporto del prode babbo (che secondo me voleva esser certo che non gli sdrenassi la moto) e con la benedizione di San Mac Gyver, è andato tutto liscio fino al fatidico momento di issare le valigie ai supporti. Ecco, io dico, ma ti pare che la Hepco & Becker mi fa pagare 209 - DUECENTONOVE - Euro un telaietto di metallo e poi non mi da in dotazione due minuscoli merdosissimi staffini necessari per l'aggancio dell'uncino di sicurezza delle valigie? Morale della favola, per tornare a Milano abbiamo dovuto legare una valigia sul sedile passeggero e l'altra sopra al bauletto. Meno male che ho viaggiato di notte e mi si vedeva poco.

Ad ogni modo, per un'altra decina di euro l'importatore italiano della H&B mi "smercia" una coppia di 'sti merdosissimi staffini. Meno male che almeno hanno la sede a Milano...

Nel frattempo, comunque, è arrivato direttamente da Mamma Aprilia un altro kit di montaggio delle valigie - questa volta con tutti gli staffini al loro posto - prelevato direttamente da una Rally Raid del parco stampa. Con questo Rally Raid ci devono aver fatto un rally per davvero, perchè una volta montato (stasera non ho resistito) rimane a livello con l'asfalto solo quando la moto è appoggiata sul cavalletto laterale.. ha ha ha, chissà che botte ci hanno preso con quell'argagno! Ma alla fine, son stato dieci minuti a guardare e riguardare la moto da tutte le angolazioni e sono arrivato alla conclusione che le valigie fuori bolla la rendono ancora più incazzata.

Ora il mezzo è davvero imponente. I paramani e i paravacche, visti da davanti, incutono un certo timore. La valigie in alluminio mi allargano di un bel po' la carreggiata, ma almeno sono funzionali a portare tutti i bagagli senza paura che me li freghino ad ogni sosta o senza problemi di rotture o inconvenienti in caso di cadute o sdraiatine (che del resto ho messo in conto, dato che faremo parecchio off road).

Con questi accessori, l'allestimento è quasi completo. Domani la porto dal meccanico per tagliando, revisione e sistemazione di alcuni piccoli dettagli. Tipo il relais dell'avviamento... Il gommino del cavalletto... LE PASTIGLIE DEI FRENI....

Ah, dimenticavo, ho anche ordinato un kit di leve di riserva: i due freni, la frizione e il cambio. Che non sia mai che devo stare fermo due giorni per una banale scivolata.

Ora mi manca solo da procurarmi degli attrezzi un po' più seri rispetto a quelli che da' l'Aprilia in dotazione e i kit antiforatura (ci penserà il prode Ventu, spero).

Con questo, l'allestimento tecnico dovrebbe essere completo e... la Leonessa sarà definitivamente pronta a ruggire!

Domenica, intanto, vado a BO dai miei futuri compagni di viaggio per l'ultimo brief pre partenza. Mancano solo 11 gioni. Ma mi sembrano 11 mesi. Non vedo l'ora di salire in sella e puntare verso ovest...
CapitanFede

mercoledì, 26 luglio 2006, ore 00:30

Se fossi un bravo fidanzato ora non sarei seduto su quest'aiola dell'area di servizio, ma sul gradino del portone di casa tua. Per lasciarti un bacio, rubato a una notte di viaggio con l'asfalto rovente e il traffico delirante. Un bacio tanto caldo da lasciare i brividi.


Peccato essere solo bravo.
CapitanFede

lunedì, 03 luglio 2006, ore 01:08

Stasera avrei voluto scrivere qualcosa.
Del vento, del lago, del windsurf.
Emozioni e sensazioni che ho provato sulla tavola.
E invece non mi esce niente. Maledizione!
Non mi tollero quando non riesco ad esprimere.

Riassumerò tutto in un'immagine.




Torno al mio primo capitolo.
CapitanFede
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categoria : randagismo

lunedì, 26 giugno 2006, ore 13:39

Dicono che i motociclisti siano animali da branco. Li si vede spesso sfrecciare sulle loro cavalcature luccicanti in gruppi da cinque, dieci, venti motociclette. Tutti compatti, uniti, sincronizzati: uno parte, tutti partono; uno sorpassa, tutti sorpassano; uno si ferma, tutti si fermano.
Poi i motociclisti organizzano i raduni. Incontri più o meno ufficiali, più o meno autorizzati, che riuniscono centinaia di bestie della stessa specie che si prodigano nelle peggiori nefandezze. Tutti felici di stare insieme, di condividere le stesse esperienze.
I motociclisti, poi, si salutano. Si, giuro, si salutano. Quando si incrociano ZAC! fuori indice e medio della mano sinistra in cenno di vittoria. Il significato originale di questo gesto è molto nobile, forse uno dei più nobili che io conosca: è il reciproco riconoscimento dell’altro come appartenente alla stessa specie. Implicitamente, inoltre, si vuole rassicurare l’altro che in caso di bisogno – moto in panne, benzina finita, motore fuso o zavorrina mestruata – potrà sempre trovare riparo, conforto e aiuto in chi gli fa il cenno.

Beh, non è mica vero.

Il motociclista è un animale da branco solo per puro opportunismo. La dimensione aggregativa si esplicita solo per uno scopo: mettere le gambe sotto a un tavolo e s-parlare. Sì, S-parlare.
Si dice tanto dei pescatori che al rientro dalle battute si sovrastano a vicenda in un crescendo che ha fine solo quando il cugino di qualcuno risulta essere il vero, unico, certificato killer del mostro di Lochness. Con un amo da 8 attaccato alla canna di bambù. Insomma, Sampei era un dilettante, a confronto.
I motociclisti non prendono pesci, ma sparano un sacco di cazzate. Anche qui, il crescendo di abominevolezze (si, il termine non esiste in italiano ma rende bene l’idea: licenza poetica.) ha fine solo quando il cugino di qualcuno risulta essere l’unico, vero, certificato dal Guinnes dei Primati sverniciatore di Valentino Rossi. Una sorta di Re della Futa o Principe del Penice. Poi chissà perché Valentino Rossi prende un sacco di soldi, mentre il cuggino di mio cuggino il sacco di soldi lo deve sborsare per pagare tutti i Velox che gli arrivano a casa. Alla fine una cosa in comune ce l’hanno: il servizio fotografico.
Inoltre, sono passati anni dall’ultima volta che ho visto un motociclista fermarsi a soccorrerne un altro in panne.

Il motociclista, per definizione, è un animale solitario. La prima, unica, vera compagna del motociclista non è la sua moto, non è nemmeno la sua passeggera: è la solitudine. Quando il motociclista infila il casco, si isola dal mondo ed entra in una dimensione di introspezione totale. L’unica distrazione dal dialogo con se’ stesso è la gestione degli automatismi di guida: acceleratore, freno, frizione, cambio. Tutt’al più può concedersi il lusso di giocare con il computer di bordo, se è un motociclista di ultima generazione. Basta. Nient’altro. Tutto il resto è pura e semplice convivenza con il proprio ego. Non c’è modo di comunicare con il mondo esterno, perché il mondo esterno è al di fuori della visiera, quindi non fa parte del cosmo motociclistico del momento. Gli unici rapporti con il mondo esterno sono cenni appartenenti a un codice gestuale che riporta il motociclista allo stato di uomo primitivo e gli permette di comunicare con i suoi simili all’unico scopo di soddisfare i bisogni primari: mangiare, pisciare, far benzina. Se, per pura questione di vecchiaia, il motociclista in questione è leggermente più evoluto, nel codice è inserito anche il gesto per avvertire chi lo segue di eventuali dissestamenti della strada. Ma ci vogliono anni ed anni d’esperienza per poter ricevere l’abilitazione ad utilizzare questa indicazione.

Bisogna andare molto d’accordo con se’ stessi, per essere motociclisti. Il casco diventa una sorta di Grande Fratello motoristico. Due o più personalità che convivono in una semisfera di 25 cm di diametro. Come i pesci del luna park. Solo che non c’è acqua, per fortuna.

Ho sempre fatto dei gran viaggi mentali, nel casco, mentre il mio corpo faceva dei gran viaggi fisici con la moto. Alla fine, non posso far altro che pensare, mentre vado in moto, percui tanto vale approfittarne. Passo con naturale disinvoltura dalle disquisizioni sull’essenza della vita, alle classiche domande esistenziali fino ad arrivare alle più banali ovvietà tipo “cosa cazzo vorrà adesso quella spia rossa lampeggiante sul cruscotto?”. Ci son stati dei momenti in cui mi sono addirittura fatto dei check-up medici: ho dialogato con il mio corpo.
Fede: hey, laggiù, come va?
Tricipite femorale sinistro: bene, tutto bene.
Fede: e li in mezzo?
Cuore: si, anche qui tutto bene. Solo, la prossima curva, vedi di arrivarci meno lanciato, che son stufo di andare a prendere il the con le tonsille!

Io con il mio ego ho un ottimo rapporto, per fortuna.
Anche se, ogni tanto, eccede in egocentrismo.
Ma non è un problema: lo butto giù dal sellino!
CapitanFede
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categoria : randagismo