mercoledì, 31 gennaio 2007, ore 23:31







Luce dei miei occhi

brilla su di me

meravigliosa paura d'averti accanto

occhi di sole mi tremano le parole

amore è vita meravigliosa

Meravigliosa creatura un bacio lento

meravigliosa paura d'averti accanto

occhi di sole mi bruciano in mezzo al cuore

amore è vita meravigliosa








CapitanFede
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venerdì, 12 gennaio 2007, ore 19:56




CapitanFede

mercoledì, 03 gennaio 2007, ore 23:13





Mai prima d'ora una stella cadente ha portato più luce di un raggio di sole









CapitanFede
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venerdì, 15 dicembre 2006, ore 00:31

Organizzo il (mio) mondo per immagini. La chiamano memoria fotografica. Sarà. Se lo dicon loro. So solo che io non penso in modalità testuale. Penso per immagini. Si vede che ho il cervello WYSIWYG. E così faccio quando mi esprimo. Io non parlo di concetti. Io descrivo la rappresentazione grafica che di loro ho nella mia mente.

Da qualche tempo ho i concetti. Quello che mi manca sono le immagini. Ho dei concetti-senza-volto. Ciò mi mette a disagio. Mi pone in una condizione di non-controllo. Non tollero il non-controllo. E' come stare su Luna Rossa con il timone fuori uso: che diamine me ne faccio di tutto quel velaggio?

Dovrei riuscire a mettermi in stand-by. Concentrarmi sugli obiettivi senza distrazioni. Chè tanto, per ora, le distrazioni portano agli scogli. Oppure concettualizzare solo quel che mi rende felice. Ma... è il gatto che si morde la coda. Quel che mi rende felice è quel qualcosa a cui non riesco (o non voglio) antropomorfizzare con un volto.

Hanno ricominciato a pianificare una pubblicità recente di una compagnia produttrice di telefonini. Molto emotiva, con una musica coccolosa, immagini sorridenti e un copy di quelli che pizzicano direttamente il cuore. Dice: "930 persone hanno detto ti amo. Ma solo 620 hanno risposto anch'io". L'occhialuto assistente di Excel direbbe che 310 persone sul campione non contraccambiano il sentimento. Ovvero 1 su 3.

E' il momento ideale per accendermi una sigaretta, accomodarmi sulla chaise-longue, schiacciare play a Giovanni Allevi e riflettere. Dicono che le sigarette siano ideali per riflettere. Solo che non fumo. Mi accontenterò della chaise-longue. Ah no. Non ho nemmeno quella. Dunque, mi limiterò a riflettere. Con Giovanni Allevi in sottofondo, che quello aiuta sempre.

Riflettendo riflettendo, ho detto ti amo solo a 3 persone, finora. Anzi, a voler essere precisi, l'ho sentito 3 volte, ma l'ho detto solo due. Mi è andata bene, perchè entrambe le volte mi è stato risposto anch'io. Dell'ultima... beh, conoscevo già lo sguardo con cui mi avrebbe gelato il sangue. Ho soprasseduto.
A questo punto la mia storia direbbe:
Casi totali:                    3
Risposte positive:       2
Risposte negative:     1
Ciò che uno scienziato in odor di carriera dovrebbe chiedersi è: il terzo ed ultimo caso entra nella casistica anche se non esplicitato? Ovvero, il fatto di aver provato la condizione di innamoramento pur senza esplicitarla lo include o meno nello studio probabilistico? La scienza alle volte si basa su assunti arbitrari, quindi la risposta che prendo per buona è si, vale anche quella volta li. Alla luce di questo risultato "scientifico" e applicando la mia casistica alla teoria di cui sopra-sopra, potrei considerare concluso il primo ciclo probabilistico.

Ora, il problema si pone guardando al futuro. Se il primo ciclo è concluso, si è automaticamente aperto il secondo. Il che mi da esattamente una probabilità su tre di vedere corrisposto il mio sentimento. Beh, ovviamente quando il mio sentimento sarà diventato tale, ecco. (Ma questo è un dettaglio). A ben pensarci, uno su tre non è poco. Uno su tre è agghiacciante. Spaventerebbe chiunque. Certo che non si può continuare a vivere con la paura di rischiare*. Chi non risica non rosica. Si cade, ci si fa male, ma ci si rialza. Vivere sotto a una campana di vetro non fa altro che indebolire il sistema immunitario. Nessuno è immune all'amore. E più si gioca, più si impara a giocare.

Rileggo il post, e non trovo il motivo per cui dovrei pubblicarlo. Io stesso non ne colgo una trama sensata. Ebbene, il suo bello è questo. Non avevo alcuna immagine da descrivere, perchè i miei desideri sono tutt'ora senza volto. Ma ho trovato un'immagine, che è qui a fianco. E mi sono lasciato stimolare.
Pura-associazione-di-idee.


Chè mi par di scorgere in questa scollatura sensuale un che di famigliare. La ragione lega al passato, il cuore guarda al futuro. Il senso di (protezione) che esce solo dal ventre materno.
Di colei che mi ha partorito e di colei che mi partorirà di nuovo.





"Il cuore conosce ragioni, che la ragione non conosce."





* Questa è una frecciatina. TU, sebbene non coinvolta direttamente in questo post, saprai coglierla. Ne sono certo.
CapitanFede
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domenica, 03 dicembre 2006, ore 20:04

Pare che sia di moda detestare il Natale. Io non capisco come sia possibile. Sono romantico, tremendamente legato alle tradizioni e al valore della festa in famiglia. Il Natale mi fa tornare bambino, quando strappavo le carte dei regali e correvo in giro per la cantinota da un parente all'altro, con frenesia, per tenere tutto sotto controllo e non farmi sfuggire nemmeno un dettaglio. Non ho mai avuto la tradizione di Babbo Natale; in casa mia si è sempre festeggiato il Natale con un maremagnum di regali scartati tutti insieme, momento nel quale noi popi eravamo per una volta protagonisti assoluti.
Uno dei vantaggi di esser nati in una città di montagna è che il Natale è davvero come si vede nei film. Natale è alito sul vetro della finestra guardando la neve che silenziosa al di là del vetro mette un velo di ovatta su tutto il Creato. Natale è maglioni di lana e babbucce di feltro che scaldano e abbracciano. Natale è profumo di scorze di clementine e bucce di bagigi che scoppiettano nella stufa. Natale è sapore di minestrone, perchè "a la Vigilia bison star lizieri". Natale è profumo di incenso della Messa Granda. Natale è lucine bianche che bzzzzano sull'abete, l'abete che è li nel giadino dal giorno del primo mattone di quella casa. Natale è strozeghe, zendre e boci che i speta. Natale è il coro della SAT che risuona coi suoi canti in tutto il paese.
Ma Natale è soprattutto Famiglia. Natale è madre, che sta in piedi davanti al caminetto ad accumulare caldo per gli altri 364 giorni dell'anno in cui ha freddo. Natale è padre, che in maniche di camicia e guanti da sci sfida la tormenta per recuperare la legna da ardere. Natale è nonno, che seduto a capotavola si fa sfuggire una lacrima che solca il suo viso rugoso, mentre si commuove nell'avere la famiglia riunita al suo tavolo. Natale è cugina, che incurante dei suoi vent'anni si fa prendere in braccio sulla poltrona di nostra nonna e mi dice "meno male che te sei vegnest". Natale è zia, che si accende una sigaretta e mi chiede "come vala?", pretendendo con occhi severi ma dolci una risposta che non sia di circostanza. Natale è  nonna che ... a lei piaceva tanto il Natale e quest'anno mi mancherà più del solito.


Per noi montanari discendenti degli austroungarici, Natale è mercatini.
E quest'anno, dopo anni, torno ad Innsbruck.
Perchè a me, lo shopping natalizio, emoziona!

CapitanFede
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sabato, 02 dicembre 2006, ore 18:47

Dicono che l'amore stia nel cuore, ma secondo me non è mica vero...

L'amore è nello stomaco, perchè è quello che si stringe quando l'emozione colpisce.
L'amore è nella pelle, perchè è lei che rabbrividisce quando le mie mani sfiorano le sue.
L'amore è nei polmoni, perchè sono loro che si bloccano quando il suo fascino mi toglie il fiato.
L'amore è nelle pupille, perchè son loro che si dilatano quando vedo la sua bellezza.
L'amore è negli occhi, perchè sono loro che lacrimano quando si allontana da me.
L'amore è nelle labbra, perchè sono loro che tremano quando si avvicina per baciarle.
L'amore è nei muscoli, perchè sono loro che la stringono e la proteggono.
L'amore è nelle narici, perchè sono loro che si inebriano quando il suo profumo anticipa il piacere del suo arrivo.

L'amore pervade.
Il cuore è solo il direttore d'orchestra.
CapitanFede
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sabato, 02 dicembre 2006, ore 17:14

Ho un amico, di quelli veri, che è uno davvero tosto. Per comodità mi riferirò a lui usando uno pseudonimo: Riccardo. Riccardo è uno di quelli con il cervello sempre su ON e le sinapsi perennemente collegate. Uno di quelli che hanno sempre qualcosa di nuovo da fare, un libro da leggere, un posto da visitare, una corsa da fare, una trasmissione da ascoltare, un qualcosa di nuovo da scoprire. Ha una naturale incapacità a stare fermo, geneticamente impossibilitato a oziare. La curiosità è struttura portante del suo DNA.
Siamo molto simili, in questo, io e il mio amico Riccardo. Anche se, mi costa ammetterlo, lui è sempre stato un passo avanti a me. Uno dei pochi davanti al quale mi blocco e mi affascino ad ascoltarlo. E' colto, il mio amico Riccardo. Inarrivabile, oserei dire. Perchè lui è uno di quelli che è oltre. Lui vede oltre. Lui anche a Torbole non si ferma a vedere i windsurf che giocano con l'Ora, lui vede la gente che fa shopping a Salò. E l'osserva, la scruta, la studia. E' troppo avanti, il mio amico Riccardo.
Talmente avanti che.... è partito. Se n'è andato a Lusaka, lo stronzo. Lusaka è in Zambia. Lo Zambia è in Africa. Lontanissimo, dannazione! Ma era il suo sogno, il sogno di una vita. E, credetemi, lui è uno dei pochi a questo mondo che è in grado di realizzare i suoi sogni. A lui non serve la fortuna, perchè lui ha le palle!
Buon sogno, Ricky. Sei grande.

CapitanFede
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venerdì, 24 novembre 2006, ore 11:45

Non esiste, in assoluto, cosa più sensuale, coinvolgente ed intima che mangiare sushi con una bella donna imboccandola con gli ohashi.

Estasi allo stato puro.

Ora lo so.

CapitanFede
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giovedì, 09 novembre 2006, ore 18:50

Basta un attimo
per perdere l'appiglio e...
scivolare,
              scivolare,
                            scivolare,
                                          rotolando fino al fondo della valle
                                               da dove la montagna sembra ancora più altA.

Il sapore di ferro delle ferite da leccare.
Il dolore straziante delle stecche sulle fratture.
La frustrazione per l'inutilità degli sforzi
La disperazione per la mancanza di energia.

Bisogna-ricominciare-daccapo-la-scalata.
CapitanFede
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mercoledì, 08 novembre 2006, ore 16:20

(Interno giorno, mattina presto, camera da letto di CapitanFede.
Cellulare che suona. Id chiamante nascosto)

CapitanFede: (Tono irritato) Pronto!

Mamma di Fede: (Respiro affannato, preoccupato) Suoni di respiro affannato, preoccupato.

CF: (Tono preoccupato) Pronto! Mamma?

MdF: (Respiro affannato, preoccupato) Fede?

CF: Sì, mamma, dimmi. Che c'è?

MdF: Sei vivo?

CF: (Tono interrogativo della serie: che ca... stai dicendo?) Sì, certo che son vivo! Se ti rispondo.. (Grattatina scaramantica al pacco)

MdF: Stai bene?

CF: (Tono che inizia a spazientirsi) Si, mamma, sto bene (Grattatina di rinforzo)

MdF: Non ti hanno rapito?

CF: (Afferra con l'altra mano il telefono di casa per chiamare la neuro) No, mamma, chi vuoi che mi prenda? Ma cosa diavolo ti viene in mente? Cosa succede?

MdF: No perchè stanotte tra mezzanotte e l'una ho ricevuto cinque chiamate da numeri nascosti. Io rispondevano e loro non dicevano niente.

CF: Ma "loro" chi?

MdF: Sì sì, LORO. Quelli che ti hanno rapito. Ho pensato che ti avessero portato via e che mi stavano chiamando per chiedere il riscatto...

CF: Mamma... a parte che forse dovresti smetterla di farti alienare la mente da Chi l'ha visto?... ti pare che ricevi le chiamate a mezzanotte e aspetti la mattina dopo per chiamarmi e verificare? Se fosse per il tuo tempismo potrei già essere legato e imbavagliato nel cassone puzzolente di un furgone diretto in qualche remota foresta dell'est europeo, immerso in una pozza di sangue e con uno dei miei reni già in una borsa frigo!!

MdF: (Voce schifata) Bleah, che schifo!

CF: (Basito) ...

MdF: (Schifata) ...

CF: (Basito) ... (Come a dire: e quindi?)

MdF: (Mortificata) Beh.. Ecco... Non volevo svegliarti, stanotte.....



Io amo la mia mamma!
CapitanFede

martedì, 31 ottobre 2006, ore 11:25

Guardiamo in faccia la realtà: nonostante tutti gli oroscopi si ostinino a dire che per i Gemelli sia un periodo fantastico, questi giorni proprio fantastici NON lo sono. O meglio, lo potrebbero essere se escludessi una nuova crisi di cefalea - dopo più di un mese –, un’influenza che non ne vuole sapere ne’ di esplodere ne’ di passare, un clima in ufficio che definire “teso” è come dare del “moderato” a Benito Mussolini, un conto in banca che non è mai stato così rosso... Come dire: a parte tutto, tutto bene. Se fosse vero il detto popolare secondo cui dalla vita si ha in funzione di quanto si da, io devo esser stato proprio un grande stronzo nei miei primi vent’anni di vita. E sì che non mi pareva...

Nonostante io ne abbia già viste tante, ogni volta non posso evitare di stupirmi quando mi trovo di fronte all’egoismo di certe donne. Anzi, la definizione migliore è forse opportunismo. Non voglio entrare in faide “uomini-donne”, perché tanto si sa che la donna è migliore e l’uomo è solo un essere inferiore (altrimenti non si spiegherebbe perché il mondo è governato da uomini ma controllato da donne). Certo che trovo meschino e vile questo modo di fare recentemente diffuso di succhiare fino al midollo le risorse altrui per poi gettare l’osso ormai insipido sul ciglio di una strada. E’ come se vi fosse un sottile piacere sadico nel tenermi sul filo del rasoio, per poi con la stessa lama sfregiarmi il volto al primo tentativo di spingersi oltre. E’ forse vera libertà, quella di un cane alla catena “libero” di agire come vuole all’interno di spazi circoscritti da ALTRI? E’ forse vero sentimento quello che ti fa stare con qualcuno solo perché sola non sai stare?

Vorrei davvero sapere cosa passa per la testa di una donna quando passa minuti, ore, serate, giorni a cercare legame, rapporto, contatto. Quando – da motociclista – ti chiede di uscire si, “ma in moto”. Quando al cinema invece che guardare il film ti pianta per uno due dieci cento interminabili minuti quei magnifici occhioni verdi addosso, come se volesse succhiarti ogni istante di vita futura. Ma più di questo vorrei sapere come tutti questi pensieri a me ignoti possano tramutarsi istantaneamente in atteggiamenti di stupore, gelo e scandalo quando per la prima volta sono io a cercare il contatto fisico. Come a dire che quando fa comodo a te tutto va bene, quando fa piacere a me tutto è fuori luogo. Comincio a pensare di essere io, quello fuori luogo. O forse, fuori dal MONDO.

Mi consola, almeno in parte, la legale depenalizzazione del reato di abuso sessuale se contestualizzato nella prospettiva orizzontale del letto. No, non mi sono fatto di funghi allucinogeni. Pare proprio che la “Sexsomnia” - così i ricercatori hanno chiamato questa curiosa variante del sonnabulismo -  sia una specie di manna per coloro che alla mattina si vogliono sbarazzare in fretta della fisicità e del ricordo di un’ospite non gradito frutto di qualche cuba libre di troppo. “Scusa cara, può essere che io e te stanotte abbiamo fatto sesso, ma io non ero io. Ero il mio alter ego addormentato. Sai, soffro di Sexsomnia!”. Ah, dieci secondi netti per frantumare un cuore e togliersi il peso. Che paradiso!
Per non parlare dell’ancor più utile (ab)uso in caso di violenza: “Vede, signor giudice, può essere che io abbia abusato di lei, ma in realtà non ero io, era il mio alter ego addormentato. Lei si è trovata al posto sbagliato nel momento in cui sono caduto addormentato e la Sexsomnia ha fatto il resto”. Dibattimento sospeso, assolto per incapacità di intendere e di volere, caso chiuso. Ci sta che magari ci si senta pure chiedere scusa per aver dubitato della propria onestà morale.
CapitanFede

lunedì, 25 settembre 2006, ore 15:28

Beh, adesso posso finalmente gridarlo a gran voce. La scorsa settimana è stata molto dura: mettere vie due persone a cui sono omlto legato non è stato facile, anche se doveroso. Ma mentre queste due mi hanno prematuramente salutato, altre due a cui sono altrettanto legato mi hanno dato la gioia immensa di aspettare un bambino! Si, lo so che il figlio sarà loro, ma per il bene che gli voglio sono felice come se fosse mio*!! :D

Tanti abbracci a Isa e Ame, che saranno la mamma e il papà più belli del mondo!!



Chissà se sarà azzurro o rosa....






*: sarà mica che il mio orologio biologico si sta mettendo in testa strane idee??
CapitanFede
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martedì, 19 settembre 2006, ore 12:59

Oroscopo: La fine di settimana è... pesantuccia. Il periodo è favorevole nel lavoro ma ha una pecca nel privato, all'improvviso l'atmosfera può guastarsi ulteriormente e una pioggerella estiva può diventare un temporale incontrollabile.

Niente è finito finchè non è finito.
Eri piccola e minuta, schiacciata dal peso della tua malattia, ma i tuoi occhi non hanno mai smesso nemmeno per un istanto di brillare davanti alle meraviglie della vita. Dall'avvenimento più grande del Mondo alla notizia più piccola dell'Universo, avevi sempre una luce che brillava negli occhi piena di stupore e fascinazione. Nonostante i tuoi mali non hai mai smesso di lottare e di aggrapparti al bello della vita con tutta te stessa. Negli ultimi 10 anni ho sentito almeno 4 medici diversi volerti strappare alla vita dandoti non più di qualche mese, ma tu li hai sempre fregati e con una bella pernacchia hai rispedito al mittente le infauste previsioni. Questo, mi hai insegnato. Che la vita è bella, finchè ce n'è. Anche nel male, nello sconforto, nel dolore e nella malattia. La vita ha sempre gli assi enlla manica per farci brillare gli occhi di meraviglia. Bisogna crederci, nella vita. Anche se adesso, la vita, non è più in te. Riposati, nonna, che di pene ne hai patite tante da che ti conosco. Ma sii felice, perchè grazie a te anche io sarò un pochino migliore. Goditi il tuo riposo, che' adesso non ti devi più preoccupare di cosa mangiare e di come camminare. Goditi la nostra vita da lassù, che noi ti penseremo sempre, da quaggiù. Ciao nonna.

Ciao, cazzone.
Eri un Cazzone, Ale. Te l'ho sempre detto. E un imbecille. Anche questo te l'ho sempre detto. Quello che non ti ho mai detto è che non eri solo un collega, non eri solo un planner. No, tu eri un GRANDE, uno di quelli che hanno sempre il sorriso sulla bocca, uno di quelli sempre pronti a scherzare e sempre pronti a farsi prendere in giro. Quante te ne abbiamo dette dietro, Ale. Te, che eri preda facile di ironie e prese in giro. Te che queste ironie e queste prese in giro le servivi su un piatto d'argento e ti ci divertivi il doppio di noi. Tu che amavi la tua Triple, desiderata e coccolata come un vero Motociclista. Non hai mai capito un cazzo di moto, ma tu alla tua moto volevi bene davvero e per questo ti ho sempre stimato, anche se non te l'ho mai detto. Faceva di te un Motociclista VERO. Con la M maiuscola, annessi e connessi, cazzi mazzi merdende e madonne. E adesso che non puoi più leggerlo, te lo dirò ancora più forte, in modo che la mia voce rotta dal pianto arrivi anche lassù. Ti penserò, martedì, quando sarò in groppa alla Tuono. Perchè so che dove sei ora hai a disposizione tutte le moto del mondo, proprio come invidiavi a me, e cavalcherai con me tutte le moto che proverò e in tutti i viaggi che farò. Diamine Ale, non ho nemmeno fatto in tempo a farti vedere tutte le foto della Romania. Ti sarebbero piaciute un sacco. E non ho nemmeno fatto in tempo a parlarti del mio prossimo viaggio, chè ti volevo con me. Eri un GRANDE, Ale. Dillo, a quell'uomo li con la barba lunga e le chiavi del Creato. Chè ti lasci andare dove vuoi, con la tua Triple e con il tuo sorriso. Ciao Ale.

Nota personale:
metterne via due, in meno di 4 giorni, è dura. E' davvero dura.
CapitanFede
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giovedì, 14 settembre 2006, ore 14:33

Solo per te
convinco le stelle
a disegnare nel cielo infinito
qualcosa che somiglia a te

solo per te
io cambierò pelle
per non sentir le stagioni passare
senza di te


Solo per te - Negramaro
CapitanFede
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sabato, 02 settembre 2006, ore 16:45

Un po' ingenuo, un po' testardo,ma di sicuro allegro e pieno di gioia di vivere. E' così che mi sento, proprio come Carl Attrezzi, un po' sgangherato, arugginito, con poco tra le mani e molto nel cuore.

Perchè, ancora una volta, il mio inguaribile ottimismo ha avuto la meglio sullo sbandamento dell'ultimo periodo e mi ha permesso di rimanere sufficientemente ricettivo per accogliere l'ennesima dimostrazione che la vita ha sempre un asso nella manica, da giocare quando meno te l'aspetti.

Mercoledì è stata una giornata davvero difficile. Casini su casini in ufficio e una spiacevolissima discussione con un'amica a seguito di un mio post. Nonostante sia convinto che sia sempre meglio esporsi e dire le cose per come le si vive, alle volte farei davvero meglio a tenere alcune riflessioni per me. Non fosse altro perchè vengono molto spesso fraintese. La serata si è ripresa grazie a una sortita al cinema per vedere l'esito dell'ultima fatica di quei pazzi squilibrati di George Luca e i grafici della Pixar. "Cars - Motori ruggenti" di John Lasseter è proprio un cartoon carino carino. Belli i personaggi, egregi i disegni, divertenti le animazioni e, come sempre, geniali i dialoghi. Con quel tocco di classe che è stato utilizzare Della Noce e Zanardi per doppiare Luigi e Guido, la bellissima Fiat 500 gommista e il suo fido muletto, che con le loro gag e quei due o tre dialoghi in vero dialetto emiliano mi hanno fatto pisciare addosso dal ridere. Un film da vedere, insomma. Chicki-chahhh!!

Ciò che più mi ha fatto piacere di mercoledì sera, però, sono state un paio di mail ricevute il giorno dopo. Nonostante i miei mille dubbi e perplessità, ho felicemente constatato che non sono l'unico a percepire comportamenti ambigui e poco chiari. Nonostante non parli volentieri delle mie questioni di cuore, ho trovato una persona che riesce a cogliere le sfumature dei miei umori anche senza che io ne parli. Era molto che non mi capitava ed ancora una volta ho avuto la dimostrazione di avere due persone davvero speciali per amici.

Detto questo ho fatto armi e bagagli e me ne sono partito per Trento. Per due motivi, uno meno stimolante dell'altro: riportare la Caponord al babbo per riprendermi poi il CBR e fare una visita medica specialistica. Insomma, ben poco di entusiasmante all'orizzonte. Eppure... eppure tuttosommato era comunque una prospettiva migliore rispetto al rimanere a Milano tutto il week end. E infatti... la vita mi ha stupito.

Giovedì sera.
Il viaggio in autostrada è noioso che più noioso non si può. I Negramaro a tutto volume negli auricolari alleviano solo di poco i metri di asfalto che ho già visto centinaia e centinaia di volte. Ancora qualche anno e posso dare un nome proprio ad ogni singolo catadiottro del guard rail centrale della A4. E, soporizzato dalla routine del viaggio, non scommetterei un centesimo sulla mia forza di volontà. Rimango indeciso fino all'ultimo metro se imboccare o no quell'uscita. L'idea di passare un paio d'ore con lei lontani dalla frenesia delle pause pranzo rubate alla schizofrenica Milano, averla a mia completa disposizione per abbracciarla dopo l'estate, per parlarle, per farmi raccontare, per guardarla ed ammirarla, è una gran tentazione. Eppure, c'è qualcosa che non va. Ho voglia di uscire, rifare quella curva, rivedere il casellante con l'occhio storto e le due rotatorie nuove in contropendenza (ah, i bresciani...) per sbucare all'inizio di Orzinuovi, alla concessionaria. Ma più per routine, temo. Routine il cui ricordo mi ha sempre dato sicurezza, mi ha sempre confortato ed, in parte, illuso. O per vendetta. Per vendicarmi delle centinaia di volte che son ripassato di li e non ho potuto uscire sebbene lo volessi con tutto me stesso. Sarebbe la mia piccola rivincita contro lo spartitraffico.
Ma ora no, ora mi opprime. Mi sento senza fiato, svuotato e ridotto all'osso. Un ossobuco senza nemmeno il purè. Come se quel jersey fosse un bivio al quale non mi è concesso sbagliare ancora, per non cedere di nuovo all'illusione e finire nella solita umiliazione. Il bivio davanti al quale le cose devono cambiare e devo essere io a farle cambiare.
Insomma, mancare un'uscita dell'autostrada è ben poca cosa, in se'.
Ma mancare Brescia Ovest, questa no. Questa è una gran cosa, per me.
Orgoglioso e garrulo, osservo con fierezza lo svincolo che si snoda sotto di me, butto giù una marcia e dirigo verso casa. La Romania mi è servita anche a questo, credo.

Venerdì
Come volevasi dimostrare, a un account executive del mio "rango" non è concesso avere ferie. Ore 9.05 suona il cellulare. Sul display, impietosa, la scritta Ufficio preannuncia cattive notizie. Meno male che sono un ragazzo sveglio e previdente e mi son fatto trovare già in ufficio (dei miei) davanti al pc. ah, potere della tecnologgggia globbbale. Meno male che dall'altra parte della linea c'è la voce calda e suadente di quello spettacolo di nuova producer arrivata fresca fresca da Roma :)

E, sempre come volevasi dimostrare, la visita dal medico "specialista" si è rivelata una sòla.

(Dopo veloce analisi visiva del problema)
CF: Alora, dotor. Sa elo?
Dottore: Eh, come che el core, lu. Bison veder.
CF: Eh, l'ei ben per quel che son vegnu da lu: per farghelo veder. El me diga, sior dotor, sa elo?
Dottore: El veda lu, l'ei come en tribunale. Se el giudice el savesa zà la pena che 'l vol darghe al penitente, no ghe saria neanca bisogn del proceso. El vederia giudici e avocati che i sta li, i se leze el giornal e po ala fin el giudice el salta su e 'l dis: COLPEVOLE! ERGASTOLO!
CF: Dotor, no voria mancarghe de rispeto, ma chi no sen mia en te 'n tribunal. E sopratuto, no ho mia fat nient de mal!
Dottore: Si ma lu el vol tut subit. Se mi savesa za cossa che el g'ha, no l'averia neanca fat vegnir chi. E 'nveze bison indagare, studiare, bison far el dibattimento e po se emeterà el verdeto. SE GHE VOL LE PROVE; ENSOMA! Se no che giudice sonti?
CF:
(faccia basita) Dotor, lu l'è en dotor, mia en giudice! Mi voi sol saver cossa che g'ho!
Dottore: No 'l so.
CF: Come "No 'l so"? Se no lo sa lu chi g'alo da saverlo?Sa fenti, ensoma?
Dottore: El vaga al S. Chiara
(ndr: l'Ospedale cittadino) e 'l faga le analisi. Ne veden tra 40 dì.
CF: Ah. Tut chi?
Dottore: Si, tut chi. Ne veden tra 40 dì. El me staga ben.


Morale: 20 euro di ticket, 8 minuti netti di visita e nessuna prescrizione medica. Ma si può???

Sabato
Lo sto ancora vivendo...


Traduzione per stranieri del dialogo di cui sopra:

(Dopo veloce analisi visiva del problema)
CF: Allora, dottore. Cos'ho?
Dottore: Uh, come corri. Bisogna vedere.
CF: Eh, è per questo che con venuto da lei: per farle vedere. Mi dica, signor dottore, cos'ho?
Dottore: Vedi, è come in tribunale. Se il giudice avesse già deciso la pena da dare all'imputato, non ci sarebbe nemmeno bisogno del processo. Vedresti giudici e avvocati che stanno li, si leggono il giornale e poi, a un certo punto, il giudice salta su e urla: COLPEVOLE! ERGASTOLO!
CF: Dottore, non vorrei mancarle di rispetto, ma non siamo mica in un tribunale. E soprattutto non ho fatto niente di male!
Dottore: Si ma tu vuoi tutto subito. Se sapessi già cos'hai, non ti avrei nemmeno fatto venire qui. Invece bisogna indagare, studiare, bisogna fare il dibattimento e poi emetterò il verdetto. CI VOGLIONO LE PROVE INSOMMA! Sennò che giudice sarei?
CF:
(faccia basita) Dottore, lei è un dottore, mica un giudice! voglio solo sapere cos'ho!
Dottore: Non lo so.
CF: Come "Non lo so"? Se non sa lei chi lo deve sapere? Insomma, cosa facciamo?
Dottore: Vai al S. Chiara
(ndr: l'Ospedale cittadino) e fai le analisi. Ci vediamo tra 40 giorni.
CF: Ah, tutto qui?
Dottore: Si, tutto qui. Ci vediamo tra 40 giorni. Stammi bene.
CapitanFede