martedì, 28 novembre 2006, ore 23:44

...o 5 rotelline, dipende dai punti di vista.

I fatti
Trovo sul blog dell'amica Rey prima, e dagli amici di Motoblog poi, questa notizia che ha dell'agghiacciante: pare che Dario Bolognesi, Presidente di Assomedia e di Assomoto - Associazione Motociclistica Italiana -  volesse proporre un posto in squadra nella stagione sportiva 2007 in uno dei team che partecipano ai vari campionati italiani ed europei di moto velocità, al quel baldo motociclista che ha realizzato il filmato di cui tanto si parla recentemente. Per dirla in parole povere, un cretino che non pago di fare una bravata ha pensato bene addirittura di filmarla. Della serie: quando rapiniamo la banca, ragazzi, ricordiamoci di lasciare le carte d'identità al cassiere.
Dalla nota di Assomoto pare che l’intento dell’iniziativa sia quello di offrire la possibilità ad un pilota, che ha dimostrato di essere tale nel video, di esprimersi al meglio in pista mettendo a frutto il proprio talento e coraggio, rinunciando definitivamente ad esibirsi su strade aperte al traffico.

La riflessione
Bene, bravo, bis. Come non avessimo già abbastanza pazzi esaltati che in strada si comportano come i Valentino Rossi de' noantri. come se la categoria non sia già abbastanza demonizzata e presa di mira dalle Forze dell'Ordine. Ora ci mancava anche il Robin Hood della Serravalle che desse una legittimazione a certi comportamenti beceri. Anzi, manda pure a dire a tutti quanti "dai raga, andate per strada e filmate le vostre acrobazie, così poi vi faccio correre in un team. Geniale.
(Che poi, voglio dire, sto povero Cristo non ha fatto nulla di più di quanto facciamo noi altri Motociclisti tutti i giorni. Solo che è stato talmente babbo da filmarsi e bullarsi.)

La reazione
Subbissato di lettere, sms e mail di insulti, il prode Bolognesi si è dato da fare e ha fatto uscire in fretta e furia un bel comunicato stampa a rettifica - parziale - delle sue dichiarazioni. O meglio, non ha rettificato proprio una beata fava, ha semplicemente detto che "non abbiamo capito nulla del senso del suo discorso [...] non abbiamo colto la sua ironia".

La deduzione logica
Ora, a parte che in quanto rappresentante di una carica istituzionale (o presunta tale) l'ironia, in casi come questo, la devi lasciar fare a qualcun'altro (tipo lo Zelig, o altre realtà istituzionalmente comiche).
A parte che in quanto rappresentante di una carica istituzionale (o presunta tale) davanti a fatti così palesemente illegali hai l'obbligo morale e formale di prendere una chiara posizione di condanna, se non altro per una questione politica e diplomatica.
A parte questo, caro il mio Dario, non ti viene il sospetto che se in così tanti ti hanno "frainteso" e in così pochi vi siete capiti, è più probabile che non siano i motociclisti gli incapaci (di comprendere) ma che l'incapace (di esprimersi) sia tu? Pura statistica, eh. Mica per altro.
CapitanFede

martedì, 31 ottobre 2006, ore 11:25

Guardiamo in faccia la realtà: nonostante tutti gli oroscopi si ostinino a dire che per i Gemelli sia un periodo fantastico, questi giorni proprio fantastici NON lo sono. O meglio, lo potrebbero essere se escludessi una nuova crisi di cefalea - dopo più di un mese –, un’influenza che non ne vuole sapere ne’ di esplodere ne’ di passare, un clima in ufficio che definire “teso” è come dare del “moderato” a Benito Mussolini, un conto in banca che non è mai stato così rosso... Come dire: a parte tutto, tutto bene. Se fosse vero il detto popolare secondo cui dalla vita si ha in funzione di quanto si da, io devo esser stato proprio un grande stronzo nei miei primi vent’anni di vita. E sì che non mi pareva...

Nonostante io ne abbia già viste tante, ogni volta non posso evitare di stupirmi quando mi trovo di fronte all’egoismo di certe donne. Anzi, la definizione migliore è forse opportunismo. Non voglio entrare in faide “uomini-donne”, perché tanto si sa che la donna è migliore e l’uomo è solo un essere inferiore (altrimenti non si spiegherebbe perché il mondo è governato da uomini ma controllato da donne). Certo che trovo meschino e vile questo modo di fare recentemente diffuso di succhiare fino al midollo le risorse altrui per poi gettare l’osso ormai insipido sul ciglio di una strada. E’ come se vi fosse un sottile piacere sadico nel tenermi sul filo del rasoio, per poi con la stessa lama sfregiarmi il volto al primo tentativo di spingersi oltre. E’ forse vera libertà, quella di un cane alla catena “libero” di agire come vuole all’interno di spazi circoscritti da ALTRI? E’ forse vero sentimento quello che ti fa stare con qualcuno solo perché sola non sai stare?

Vorrei davvero sapere cosa passa per la testa di una donna quando passa minuti, ore, serate, giorni a cercare legame, rapporto, contatto. Quando – da motociclista – ti chiede di uscire si, “ma in moto”. Quando al cinema invece che guardare il film ti pianta per uno due dieci cento interminabili minuti quei magnifici occhioni verdi addosso, come se volesse succhiarti ogni istante di vita futura. Ma più di questo vorrei sapere come tutti questi pensieri a me ignoti possano tramutarsi istantaneamente in atteggiamenti di stupore, gelo e scandalo quando per la prima volta sono io a cercare il contatto fisico. Come a dire che quando fa comodo a te tutto va bene, quando fa piacere a me tutto è fuori luogo. Comincio a pensare di essere io, quello fuori luogo. O forse, fuori dal MONDO.

Mi consola, almeno in parte, la legale depenalizzazione del reato di abuso sessuale se contestualizzato nella prospettiva orizzontale del letto. No, non mi sono fatto di funghi allucinogeni. Pare proprio che la “Sexsomnia” - così i ricercatori hanno chiamato questa curiosa variante del sonnabulismo -  sia una specie di manna per coloro che alla mattina si vogliono sbarazzare in fretta della fisicità e del ricordo di un’ospite non gradito frutto di qualche cuba libre di troppo. “Scusa cara, può essere che io e te stanotte abbiamo fatto sesso, ma io non ero io. Ero il mio alter ego addormentato. Sai, soffro di Sexsomnia!”. Ah, dieci secondi netti per frantumare un cuore e togliersi il peso. Che paradiso!
Per non parlare dell’ancor più utile (ab)uso in caso di violenza: “Vede, signor giudice, può essere che io abbia abusato di lei, ma in realtà non ero io, era il mio alter ego addormentato. Lei si è trovata al posto sbagliato nel momento in cui sono caduto addormentato e la Sexsomnia ha fatto il resto”. Dibattimento sospeso, assolto per incapacità di intendere e di volere, caso chiuso. Ci sta che magari ci si senta pure chiedere scusa per aver dubitato della propria onestà morale.
CapitanFede

sabato, 02 settembre 2006, ore 16:45

Un po' ingenuo, un po' testardo,ma di sicuro allegro e pieno di gioia di vivere. E' così che mi sento, proprio come Carl Attrezzi, un po' sgangherato, arugginito, con poco tra le mani e molto nel cuore.

Perchè, ancora una volta, il mio inguaribile ottimismo ha avuto la meglio sullo sbandamento dell'ultimo periodo e mi ha permesso di rimanere sufficientemente ricettivo per accogliere l'ennesima dimostrazione che la vita ha sempre un asso nella manica, da giocare quando meno te l'aspetti.

Mercoledì è stata una giornata davvero difficile. Casini su casini in ufficio e una spiacevolissima discussione con un'amica a seguito di un mio post. Nonostante sia convinto che sia sempre meglio esporsi e dire le cose per come le si vive, alle volte farei davvero meglio a tenere alcune riflessioni per me. Non fosse altro perchè vengono molto spesso fraintese. La serata si è ripresa grazie a una sortita al cinema per vedere l'esito dell'ultima fatica di quei pazzi squilibrati di George Luca e i grafici della Pixar. "Cars - Motori ruggenti" di John Lasseter è proprio un cartoon carino carino. Belli i personaggi, egregi i disegni, divertenti le animazioni e, come sempre, geniali i dialoghi. Con quel tocco di classe che è stato utilizzare Della Noce e Zanardi per doppiare Luigi e Guido, la bellissima Fiat 500 gommista e il suo fido muletto, che con le loro gag e quei due o tre dialoghi in vero dialetto emiliano mi hanno fatto pisciare addosso dal ridere. Un film da vedere, insomma. Chicki-chahhh!!

Ciò che più mi ha fatto piacere di mercoledì sera, però, sono state un paio di mail ricevute il giorno dopo. Nonostante i miei mille dubbi e perplessità, ho felicemente constatato che non sono l'unico a percepire comportamenti ambigui e poco chiari. Nonostante non parli volentieri delle mie questioni di cuore, ho trovato una persona che riesce a cogliere le sfumature dei miei umori anche senza che io ne parli. Era molto che non mi capitava ed ancora una volta ho avuto la dimostrazione di avere due persone davvero speciali per amici.

Detto questo ho fatto armi e bagagli e me ne sono partito per Trento. Per due motivi, uno meno stimolante dell'altro: riportare la Caponord al babbo per riprendermi poi il CBR e fare una visita medica specialistica. Insomma, ben poco di entusiasmante all'orizzonte. Eppure... eppure tuttosommato era comunque una prospettiva migliore rispetto al rimanere a Milano tutto il week end. E infatti... la vita mi ha stupito.

Giovedì sera.
Il viaggio in autostrada è noioso che più noioso non si può. I Negramaro a tutto volume negli auricolari alleviano solo di poco i metri di asfalto che ho già visto centinaia e centinaia di volte. Ancora qualche anno e posso dare un nome proprio ad ogni singolo catadiottro del guard rail centrale della A4. E, soporizzato dalla routine del viaggio, non scommetterei un centesimo sulla mia forza di volontà. Rimango indeciso fino all'ultimo metro se imboccare o no quell'uscita. L'idea di passare un paio d'ore con lei lontani dalla frenesia delle pause pranzo rubate alla schizofrenica Milano, averla a mia completa disposizione per abbracciarla dopo l'estate, per parlarle, per farmi raccontare, per guardarla ed ammirarla, è una gran tentazione. Eppure, c'è qualcosa che non va. Ho voglia di uscire, rifare quella curva, rivedere il casellante con l'occhio storto e le due rotatorie nuove in contropendenza (ah, i bresciani...) per sbucare all'inizio di Orzinuovi, alla concessionaria. Ma più per routine, temo. Routine il cui ricordo mi ha sempre dato sicurezza, mi ha sempre confortato ed, in parte, illuso. O per vendetta. Per vendicarmi delle centinaia di volte che son ripassato di li e non ho potuto uscire sebbene lo volessi con tutto me stesso. Sarebbe la mia piccola rivincita contro lo spartitraffico.
Ma ora no, ora mi opprime. Mi sento senza fiato, svuotato e ridotto all'osso. Un ossobuco senza nemmeno il purè. Come se quel jersey fosse un bivio al quale non mi è concesso sbagliare ancora, per non cedere di nuovo all'illusione e finire nella solita umiliazione. Il bivio davanti al quale le cose devono cambiare e devo essere io a farle cambiare.
Insomma, mancare un'uscita dell'autostrada è ben poca cosa, in se'.
Ma mancare Brescia Ovest, questa no. Questa è una gran cosa, per me.
Orgoglioso e garrulo, osservo con fierezza lo svincolo che si snoda sotto di me, butto giù una marcia e dirigo verso casa. La Romania mi è servita anche a questo, credo.

Venerdì
Come volevasi dimostrare, a un account executive del mio "rango" non è concesso avere ferie. Ore 9.05 suona il cellulare. Sul display, impietosa, la scritta Ufficio preannuncia cattive notizie. Meno male che sono un ragazzo sveglio e previdente e mi son fatto trovare già in ufficio (dei miei) davanti al pc. ah, potere della tecnologgggia globbbale. Meno male che dall'altra parte della linea c'è la voce calda e suadente di quello spettacolo di nuova producer arrivata fresca fresca da Roma :)

E, sempre come volevasi dimostrare, la visita dal medico "specialista" si è rivelata una sòla.

(Dopo veloce analisi visiva del problema)
CF: Alora, dotor. Sa elo?
Dottore: Eh, come che el core, lu. Bison veder.
CF: Eh, l'ei ben per quel che son vegnu da lu: per farghelo veder. El me diga, sior dotor, sa elo?
Dottore: El veda lu, l'ei come en tribunale. Se el giudice el savesa zà la pena che 'l vol darghe al penitente, no ghe saria neanca bisogn del proceso. El vederia giudici e avocati che i sta li, i se leze el giornal e po ala fin el giudice el salta su e 'l dis: COLPEVOLE! ERGASTOLO!
CF: Dotor, no voria mancarghe de rispeto, ma chi no sen mia en te 'n tribunal. E sopratuto, no ho mia fat nient de mal!
Dottore: Si ma lu el vol tut subit. Se mi savesa za cossa che el g'ha, no l'averia neanca fat vegnir chi. E 'nveze bison indagare, studiare, bison far el dibattimento e po se emeterà el verdeto. SE GHE VOL LE PROVE; ENSOMA! Se no che giudice sonti?
CF:
(faccia basita) Dotor, lu l'è en dotor, mia en giudice! Mi voi sol saver cossa che g'ho!
Dottore: No 'l so.
CF: Come "No 'l so"? Se no lo sa lu chi g'alo da saverlo?Sa fenti, ensoma?
Dottore: El vaga al S. Chiara
(ndr: l'Ospedale cittadino) e 'l faga le analisi. Ne veden tra 40 dì.
CF: Ah. Tut chi?
Dottore: Si, tut chi. Ne veden tra 40 dì. El me staga ben.


Morale: 20 euro di ticket, 8 minuti netti di visita e nessuna prescrizione medica. Ma si può???

Sabato
Lo sto ancora vivendo...


Traduzione per stranieri del dialogo di cui sopra:

(Dopo veloce analisi visiva del problema)
CF: Allora, dottore. Cos'ho?
Dottore: Uh, come corri. Bisogna vedere.
CF: Eh, è per questo che con venuto da lei: per farle vedere. Mi dica, signor dottore, cos'ho?
Dottore: Vedi, è come in tribunale. Se il giudice avesse già deciso la pena da dare all'imputato, non ci sarebbe nemmeno bisogno del processo. Vedresti giudici e avvocati che stanno li, si leggono il giornale e poi, a un certo punto, il giudice salta su e urla: COLPEVOLE! ERGASTOLO!
CF: Dottore, non vorrei mancarle di rispetto, ma non siamo mica in un tribunale. E soprattutto non ho fatto niente di male!
Dottore: Si ma tu vuoi tutto subito. Se sapessi già cos'hai, non ti avrei nemmeno fatto venire qui. Invece bisogna indagare, studiare, bisogna fare il dibattimento e poi emetterò il verdetto. CI VOGLIONO LE PROVE INSOMMA! Sennò che giudice sarei?
CF:
(faccia basita) Dottore, lei è un dottore, mica un giudice! voglio solo sapere cos'ho!
Dottore: Non lo so.
CF: Come "Non lo so"? Se non sa lei chi lo deve sapere? Insomma, cosa facciamo?
Dottore: Vai al S. Chiara
(ndr: l'Ospedale cittadino) e fai le analisi. Ci vediamo tra 40 giorni.
CF: Ah, tutto qui?
Dottore: Si, tutto qui. Ci vediamo tra 40 giorni. Stammi bene.
CapitanFede

venerdì, 01 settembre 2006, ore 14:32

Cito dalla carinissima Pillu questo pensiero che mi ha particolarmente colpito per l'alta affinità con il mio modo di essere e vivere:


MEGLIO FARE UN ERRORE CON PASSIONE

CHE FREDDAMENTE LA COSA GIUSTA


Chi mi conosce sa.
CapitanFede

martedì, 29 agosto 2006, ore 19:18

Ho le palle che frullano. Si può dire su un blog? Non è molto politically correct. Machissenefrega? Oggi mi frullano proprio.
Non sto più tollerando Milano. Come ci ho messo piede mi son tornati i mal di testa. A questo punto posso anche smettere di fare analisi, è chiaro: origine psicosomatica. Milano mi fa male. Comincio a volermene andare. Dopo 8 anni, non l'amo più come prima. Anzi mi soffoca. O forse è solo il lavoro. Troppo stress, troppe preoccupazioni, troppe responsabilità. Mi sento inadeguato, tanto per cambiare.
Poi Lei, che continua a non capire niente. Anzi a far finta di non capire, perchè è più comodo.
E le altre, che non si sa bene dove siano nascoste. Fatto stà che comincio ad essere insofferente verso questa situazione di perenne solitudine. Voglio qualcuna con cui condividere i miei qualcosa. Non una a caso, però.
Poi c'è lui, che ha sempre mille donne attorno e si lamenta perchè ne ha troppe.
E lei, che nonostante le basti batter ciglia per farmi toccare il cielo con un dito, non ho ancora ben deciso che ruolo voglio darle nella mia vita. Forse non ho ancora deciso semplicemente perchè sono consapevole che il suo ruolo non è una decisione mia, bensì sua.
Meno male che ci sono loro, che mi vogliono bene e me lo fanno sentire, mi tirano in mezzo ai giochi anche se son spesso il reggimoccolo. E mi danno l'opportunità di fare il falegname, anche se solo per un week end. Non so perchè lo fanno, ma so che mi fanno bene.
E meno male che c'è lei che finalmente s'è trovata un fidanzato. Oddio, quando leggerà la parola fidanzato mi lascerà un commento molto poco carino, ma alla fine spero che fidanzato ce lo diventi davvero. Chè lei è una ragazza in gamba, e se lo merita. E un po', devo dire, mi fa ben sperare anche per me.
Poi però tutti i giorni ho a che fare con gli altri, che si lamentano e chiedono e pretendono e rendono l'aria in ufficio tesa e nervosa. La vita dell'account non è per niente facile.
Sono stanco. E demotivato.
Voglio innamorarmi ed essere ricambiato.
Voglio un loft, ma non a Milano.
Voglio un acquario con tanti pesci e la luce al neon.
Voglio andare in moto. Ed essere pagato per farlo.

E invece non ho nemmeno i soldi per l'acquario.
CapitanFede

giovedì, 24 agosto 2006, ore 19:41

Ho uno strano modo di raccontare le cose che mi accadono. Tendo ad amplificare, ad enfatizzare, ad ingrandire. Non nel senso che faccio le cose più grandi di quel che sono, quanto piuttosto che cerco sempre di trasferire, nel mio parlare, le stesse emozioni che ho provato nel viverle. E' caratteristica dei gemelli, d'altronde, vivere la vita con piena intesità, dato il nostro carattere infuocato e passionale.

Mi son sempre chiesto se questa mia irruenza non potesse generare, nell'interlocutore, un qualche sospetto di "faziosità". Temevo infatti che potessi risultare come i giullari dei tempi antichi, quando le storie e la storia venivano tramandate per passaparola da viandanti e menestrelli che spesso ricamavano con la fantasia attorno ai fatti realmente accaduti. Questo mio tarlo si è intensificato ultimamente, dato il periodo particolarmente denso di ghiotte occasioni e fantastici avvenimenti che sto vivendo.

Tempo fa una persona a me molto cara, nel culmine del mio innamoramento e del suo contrario distaccamento, mi ha sputato in faccia tutto quanto temevo, senza zollette di zucchero e senza mezzi termini. "Ti succedono cose normalissime, ne' più ne' meno di quello che succede al 90% dei tuoi simili. Eppure chissà perchè tutto ciò che accade a te dalla tua bocca appare come inevitabile, inimitabile, più bello e più interessante di tutto quello che accade agli altri." Mi ha accusato, insomma, di romanzare tutto quello che raccontavo.

E' stato come ricevere una pentola d'olio bollente in testa. Ho smesso di parlare delle mie cose. Poche persone, davvero molto poche, conoscono tutto quello che ho vissuto e che mi è capitato da febbraio ad oggi. Anzi, ad oggi nessuno conosce TUTTO. Tra i pochi di cui mi sono fidato alcuni sanno alcune cose, altri ne conoscono altre. Non per sfiducia nei loro confronti, ma per timore di essere ancora bollato come "romanziere", quando invece mi considero semplicemente ENTUSIASTA.

Qualche giorno fa il destino mi ha fatto conoscere una persona. Per puro caso, in una situazione totalmente avulsa e strana. Pur essendo un perfetto sconosciuto, con una semplice domanda mi ha dato il la per rovesciargli addosso parte delle emozioni che avevo appena finito di vivere. Ho cominciato a parlargli, a raccontargli quello che avevo appena finito di vivere, i "pugni nello stomaco" che mi ero andato a cercare e mi ero trovato, le emozioni che avevo provato. Forse proprio l'essere lui uno sconosciuto mi ha dato il coraggio di aprirmi. Dopo un po' che parlavo mi son bloccato. Colto dall'improvviso terrore di risultare ancora una volta "romanzesco". Eppure, lui ha incalzato chiedendomi ulteriori dettagli, consigli, aneddoti. Ho visto nei suoi occhi la voglia di sapere, di conoscere, di provare le stesse cose che avevo appena finito di provare io. E (credo) il bisogno di ricevere uno stimolo a osare, a inseguire i suoi sogni anche se gli paiono così lontani e difficili da realizzare. Ho visto in lui gli occhi di un bambino che ha la voglia e la paura di salire sulla giostra. Quegli occhi mi hanno rincuorato, facendomi di nuovo sentire entusiasta invece che enfatico, romanziere e - in definitiva - inadeguato.

Andrea, prendi l'Africona e vai a dargli del GAAAAAAAASSSSSSSS!!! Così il bambino sarà salito in giostra e il giullare avrà tenuto fede al suo impegno.

CapitanFede

mercoledì, 26 luglio 2006, ore 00:30

Se fossi un bravo fidanzato ora non sarei seduto su quest'aiola dell'area di servizio, ma sul gradino del portone di casa tua. Per lasciarti un bacio, rubato a una notte di viaggio con l'asfalto rovente e il traffico delirante. Un bacio tanto caldo da lasciare i brividi.


Peccato essere solo bravo.
CapitanFede

martedì, 20 giugno 2006, ore 22:38

Chi sta bene e' fermo.


Perche' chi sta bene si ferma. Si raggiunge la pace e ci si siede sugli allori.


Grave errore. La vita e' un divenire, e non bisogna mai fermarsi.


I pesci non sono mai fermi.
Mi son sempre chiesto come fanno a dormire, i pesci. Non c'e' mai un punto in cui non ci sia corrente. Si, l'acqua e' calma, ma mai ferma.


I pesci, quindi, non possono stare bene?


Oppure sono io, che non devo fermare la corrente quando sto bene?


Io sto bene nel mio divenire.


 


(grazie Sara)

CapitanFede
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categoria : cogito

martedì, 20 giugno 2006, ore 22:15

Qualche tempo fa mi son fatto portar fuori a cena dalla Chicca. La Chicca e' una gran donna, la sua raggiante solarita' fa pandane con il mio inguaribile ottimismo e il suo sorriso mi mette sempre di buonumore. E' una specie di Alice nel paese delle meraviglie un po' cresciuta.. ma solo un po', per fortuna. Con lei posso parlare di tutto, senza pudore, senza imbarazzi


Siamo finiti a parlare di rapporti, di amore, di liberta', di esigenze. Le solite vecchie storie delle due meta' della mela, dell'anima gemella, del significato dell'amore... storie trite e ritrite, che nessuno di noi due sente piu' come proprie. Abbiamo preso spunto da un brano tratto da uno dei libri di Fabio Volo, quel pazzo furioso di un bresciano che nella sua semplicita' e schiettezza riesce a scrivere pagine di angosciante genialita'.
Ho imparato sulla mia pelle, che l'amore vero non e' guardarsi negli occhi, quanto piuttosto guardare nella stessa direzione. Si, ok, questa e' una banalissima frase da Baci Perugina, ma nasconde una riflessione molto profonda che ho sviscerato negli ultimi tempi.
Ho imparato a stare bene da solo, a stare bene con me stesso. Ho riscoperto il gusto delle piccole cose, di vivere la vita alla giornata, senza fare piani dettagliati o fissare scadenze e deadline. Sara' che le mie dodici ore quotidiane di agenzia vivono di scadenze e deadline; ho sviluppato un rigetto per l'agenda blindata.
Ed e' cosi' che ho capito, che e' facile innamorarsi di una persona quando si e' soli. Ma in realta' non e' vero amore, e' solo la soddisfazione di un bisogno primario. L'incapacita' di stare da soli, ci porta ad aggrapparci disperatamente ad un altra persona. Non e' vero amore, e' ricerca di un appoggio, di un sostegno, di un aiuto, che riesca a sopperire alla nostra incapacita' di stare da soli.
Il vero amore, non e' stare con una persona per prendere, quanto piuttosto per dare. Il vero amore e' avere qualcosa da dare ad una persona e provare gioia nel donarsi. E come si puo' fare questo se non si ha nulla da dare, se la ricerca dell'anima gemella e' orientata dal bisogno di compensazione e non dal desiderio di condivisione?


Nel suo ultimo romanzo, il bresciano ha stimolato in me un pensiero profondo sul significato di famiglia. Riassumendo, il concetto che esprime e': la famiglia non deve essere il sogno, il fine. La famiglia deve essere qualcuno con cui condividere i propri sogni.
Ho riflettuto molto su questo significato di famiglia, e piu' in generale sul ruolo e il peso dei sogni nei rapporti di coppia. Ho sempre sacrificato i miei sogni in nome della coppia e solo ora mi rendo conto di quanto in realta' sarebbe stato piu' bello manterere i miei sogni e condividerli con la persona che amo.
La vera gioia e' avere accanto qualcuno che condivide la gioia della realizzazione di un sogno.
E, di contro, e' condividere la gioia per la realizzazione di un sogno altrui.


Appesa all'armadio di camera mia ho una cartolina. E' nera, con una grande stella al centro e una scritta in argento lucido. Mi e' stata regalata da una persona che per un certo periodo della mia vita ha significato molto. E un giorno, dopo l'ennesima litigata, ha capito una verita' fondamentale: sentirsi liberi non e' un'idea... e' un'esigenza di vita.


Ora, dove sta il confine tra liberta' e condivisione? Fino a che punto dobbiamo difendere la nostra posizione di liberta', e fino a quale altro punto dobbiamo invece sacrificarci per il bene di coppia?
In questa fase della mia vita, credo che non sia poi cosi' necessario tracciare questo confine. Se il presupposto del rapporto e' la condivisione e non la compensazione, la dicotomia tra i due concetti viene a cessare di esistere.


La liberta' diventa il piacere della condivisione e la condivisione diventa il mezzo della liberta' espressiva.


Cosa c'entrano i tortelli di zucca?
I tortelli di zucca rappresentano la soluzione facile.


Quando si e' soli, la soluzione piu' facile ai propri problemi di cuore e' cercare qualcuno a cui aggrapparsi, a cui appoggiarsi, da cui farsi compensare. Stare con quel qualcuno rappresenta la risposta a un bisogno primario: la sopravvivenza emotiva. Questo non e' amore. L'amore e' riuscire ad essere felici anche in quella che e' la vera rivoluzione: la quotidianita'.


Anche mangiare rappresenta la risposta a un bisogno primario: la sopravvivenza. Ma la sopravvivenza - in quanto bisogno primario - vive nella quotidianita', prima che nell'eccezionalita'.


E' facile stare bene quando si mangiano sempre tortelli di zucca.
Il difficile, e' riuscire a provare piacere anche mangiando la pasta in bianco.


La Chicca fa dei tortelli di zucca che sono la fine del mondo.

CapitanFede
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categoria : cogito