La copertina di Super Moto Tecnica che c'è qui a fianco nasconde il mio primo pezzo. E' tutto in regola: il titolo, la firma, le foto. Tutto. E strano ma vero, tutto l'articolo è scritto di mio pugno, very authentic original. Anche le analisi teniche! Non male per uno che di tecnica e motoristica ne capisce veramente poco. Anzi, dovrei dire ne "capiva" veramente poco, dato che a forza di notti insonni sui numeri arretrati potrebbero darmi la laurea in ingegneria honoris causa.
- sono di livello assoluto.





Voglio vivere così
col sole in fronte
e felice canto
beatamente...
voglio vivere e goder
l'aria del monte
perchè questo incanto
non costa niente.
"Voglio vivere cosi'" - Ferruccio Tagliavini
Non scrivero' dell'argomento su cui mi hai chiesto di scrivere.
Non so nemmeno se riusciro' a scrivere esattamente dieci righe, perche' non ho ancora capito come questo template gestisce l'impaginazione.
Ma ci provo.
Perche' voglio colpirti.
Perche' voglio stupirti.
Perche' voglio darti la scusa per regalarmi uno dei tuoi splendidi sorrisi.
Perche' e' tutta la sera che ti vedo al Roland Garros.
Ti vedo alla Scala.
Ti vedo a Cannes.
Ti vedo... sotto a 10 macchine appena rotolate giu' da una bisarca.
Mi sa che ho finito le 10 righe a mia disposizione.
Chi sta bene e' fermo.
Perche' chi sta bene si ferma. Si raggiunge la pace e ci si siede sugli allori.
Grave errore. La vita e' un divenire, e non bisogna mai fermarsi.
I pesci non sono mai fermi.
Mi son sempre chiesto come fanno a dormire, i pesci. Non c'e' mai un punto in cui non ci sia corrente. Si, l'acqua e' calma, ma mai ferma.
I pesci, quindi, non possono stare bene?
Oppure sono io, che non devo fermare la corrente quando sto bene?
Io sto bene nel mio divenire.
(grazie Sara)
Qualche tempo fa mi son fatto portar fuori a cena dalla Chicca. La Chicca e' una gran donna, la sua raggiante solarita' fa pandane con il mio inguaribile ottimismo e il suo sorriso mi mette sempre di buonumore. E' una specie di Alice nel paese delle meraviglie un po' cresciuta.. ma solo un po', per fortuna. Con lei posso parlare di tutto, senza pudore, senza imbarazzi
Siamo finiti a parlare di rapporti, di amore, di liberta', di esigenze. Le solite vecchie storie delle due meta' della mela, dell'anima gemella, del significato dell'amore... storie trite e ritrite, che nessuno di noi due sente piu' come proprie. Abbiamo preso spunto da un brano tratto da uno dei libri di Fabio Volo, quel pazzo furioso di un bresciano che nella sua semplicita' e schiettezza riesce a scrivere pagine di angosciante genialita'.
Ho imparato sulla mia pelle, che l'amore vero non e' guardarsi negli occhi, quanto piuttosto guardare nella stessa direzione. Si, ok, questa e' una banalissima frase da Baci Perugina, ma nasconde una riflessione molto profonda che ho sviscerato negli ultimi tempi.
Ho imparato a stare bene da solo, a stare bene con me stesso. Ho riscoperto il gusto delle piccole cose, di vivere la vita alla giornata, senza fare piani dettagliati o fissare scadenze e deadline. Sara' che le mie dodici ore quotidiane di agenzia vivono di scadenze e deadline; ho sviluppato un rigetto per l'agenda blindata.
Ed e' cosi' che ho capito, che e' facile innamorarsi di una persona quando si e' soli. Ma in realta' non e' vero amore, e' solo la soddisfazione di un bisogno primario. L'incapacita' di stare da soli, ci porta ad aggrapparci disperatamente ad un altra persona. Non e' vero amore, e' ricerca di un appoggio, di un sostegno, di un aiuto, che riesca a sopperire alla nostra incapacita' di stare da soli.
Il vero amore, non e' stare con una persona per prendere, quanto piuttosto per dare. Il vero amore e' avere qualcosa da dare ad una persona e provare gioia nel donarsi. E come si puo' fare questo se non si ha nulla da dare, se la ricerca dell'anima gemella e' orientata dal bisogno di compensazione e non dal desiderio di condivisione?
Nel suo ultimo romanzo, il bresciano ha stimolato in me un pensiero profondo sul significato di famiglia. Riassumendo, il concetto che esprime e': la famiglia non deve essere il sogno, il fine. La famiglia deve essere qualcuno con cui condividere i propri sogni.
Ho riflettuto molto su questo significato di famiglia, e piu' in generale sul ruolo e il peso dei sogni nei rapporti di coppia. Ho sempre sacrificato i miei sogni in nome della coppia e solo ora mi rendo conto di quanto in realta' sarebbe stato piu' bello manterere i miei sogni e condividerli con la persona che amo.
La vera gioia e' avere accanto qualcuno che condivide la gioia della realizzazione di un sogno.
E, di contro, e' condividere la gioia per la realizzazione di un sogno altrui.
Appesa all'armadio di camera mia ho una cartolina. E' nera, con una grande stella al centro e una scritta in argento lucido. Mi e' stata regalata da una persona che per un certo periodo della mia vita ha significato molto. E un giorno, dopo l'ennesima litigata, ha capito una verita' fondamentale: sentirsi liberi non e' un'idea... e' un'esigenza di vita.
Ora, dove sta il confine tra liberta' e condivisione? Fino a che punto dobbiamo difendere la nostra posizione di liberta', e fino a quale altro punto dobbiamo invece sacrificarci per il bene di coppia?
In questa fase della mia vita, credo che non sia poi cosi' necessario tracciare questo confine. Se il presupposto del rapporto e' la condivisione e non la compensazione, la dicotomia tra i due concetti viene a cessare di esistere.
La liberta' diventa il piacere della condivisione e la condivisione diventa il mezzo della liberta' espressiva.
Cosa c'entrano i tortelli di zucca?
I tortelli di zucca rappresentano la soluzione facile.
Quando si e' soli, la soluzione piu' facile ai propri problemi di cuore e' cercare qualcuno a cui aggrapparsi, a cui appoggiarsi, da cui farsi compensare. Stare con quel qualcuno rappresenta la risposta a un bisogno primario: la sopravvivenza emotiva. Questo non e' amore. L'amore e' riuscire ad essere felici anche in quella che e' la vera rivoluzione: la quotidianita'.
Anche mangiare rappresenta la risposta a un bisogno primario: la sopravvivenza. Ma la sopravvivenza - in quanto bisogno primario - vive nella quotidianita', prima che nell'eccezionalita'.
E' facile stare bene quando si mangiano sempre tortelli di zucca.
Il difficile, e' riuscire a provare piacere anche mangiando la pasta in bianco.
La Chicca fa dei tortelli di zucca che sono la fine del mondo.
Se fosse un fiore, Sophie sarebbe una calla. Con lo stelo alto e slanciato, i petali bianchi come la sua pelle, i pistilli gialli come i suoi capelli.
Ci siamo conosciuti per caso, Sophie ed io. Era un bel lunedì di autunno, al sesto piano di un edificio moderno. Ricordo ancora la luce che riflettevano i suoi occhi, illuminati dal sole che filtrava dalla grande vetrata alle nostre spalle. Non èstato un colpo di fulmine, con Sophie. Ci ha messo almeo 24 ore per conquistarmi. Ma poi, non mi ha più perso.
Di quel pranzo ricordo il sorriso, così luminoso e solare. E le mani, la grazia con cui le muoveva e accompagnava i discorsi che mi faceva. Mi ha parlato più con le mani che con le labbra.
Sophie non ha molti peli sulla lingua, sa sempre quello che vuole e va dritta al sodo. Per questo mi ha chiesto di raggiungerla a cena. Da lei. Ho provato a resisterle, ma era già scritto che doveva accadere. Sono uscito dalla palestra che pioveva. Viale Monza è lungo e snervante, ma quando piove è ancora più lungo e più snervante. La tuta da ginnastica in acetato fa in fretta a bagnarsi, e si appiccica alla pelle come carta moschicida. E' fastidiosa.
Ho divorato i quattro piani di scale in un solo sorso. Sono arrivato sull'ultima rampa e mi son reso conto di quanto fossi ridicolo, così bagnato pe rla pioggia e affannato per la corsa. Ho sperato che lei non fosse alla porta ad aspettarmi. Per fortuna il sugo stava friggendo, così lei doveva badarci e mi ha lasciato la porta socchiusa, senza accogliermi. Ho avuto il tempo di ristabilire un battito semi-normale del cuore, prima di entrare. E' durato poco. Ho attraversato la soglia e ha avuto un tonfo. Era solo la calma prima della tempesta. I battiti sono schizzat di nuovo a centoventi. Ma questa volta non era colpa dell'affanno. Era la casa. Erano le candele. Era il profumo di pasta all'amatriciana. Era l'aria. Era lei.
Sono andato a casa sua per una "visita di passaggio". Anche quando ho cominciato ad accarezzare il suo viso, accoccolato sulla mia gamba, ero convinto che sarebbe stato solo un "mordi e fuggi". Illuso. Già alla terza carezza cominciavo a sentire sui polsi il freddo aciaio delle manette che si stringevano. Quando le mie labbra hanno assaggiato le sue, nella mente è risuonato l'eco della doppia mandata del secondino di San Vittore. Definitivamente incastrato.
Col tempo ho imparato a conoscerla, ad amarla, a farla felice. Ma Sophie, Sophie è come l'aria: non la puoi incastrare.
Uno più famoso di me diceva:
E ho guardato dentro casa tua
e ho capito che era una follia
avere pensato che fossi soltanto mia
Sophie è insicura, instabile, inaffidabile.
Io amo Sophie.
Sophie non esiste.
O almeno, non nel mondo fisico che noi comunemente abitiamo.
Per dirla tutta, non si chiama nemmeno Sophie.